Comunicazione virale e pudore

Ho visto raramente, per pochi minuti e con fastidio, le trasmissioni in cui i partecipanti esternano sentimenti intimi, tumori e valgismi, ragioni e torti personali, amori e odi, verruche e tradimenti, mentre con un tifo da stadio un finto pubblico esaspera la partecipazione o la condanna nei confronti di persone e situazioni.

La menzogna narrativa del conduttore/trice – per suscitare il gioco dei favorevoli e contrari per creare l’illusione di una partecipazione corale al “dramma” –  si svela i pochi minuti: e si spiega. L’esternazione impudica di problemi individuali e la rappresentazione esagerata della condivisione di problemi altrui attirano perché da un lato negano l’evidente solitudine degli individui perennemente connessi e dall’altro forniscono l’assoluzione all’indifferenza individuale e collettiva nei confronti del prossimo. Insomma è la rappresentazione di un’indicibile miseria, affettiva e etica; l’imbarazzante assenza di pudore e di educazione non solo sentimentale; la mancanza di rispetto innanzitutto verso se stessi.

La mancanza di pudore, di riservatezza, di educazione, però, non riguarda solo i media.

Recentemente – in un gruppo ‘uotsàp’ di diverse dozzine di partecipanti – un ‘affiliato’ ha dato forfait alla gita sociale causa lo stato di salute di un congiunto (senz’altro eccedendo nei dolorosi  particolari). Per qualche ora i cellulari della ‘ciàt’ hanno vibrato, squillato, cantato litanie di notifiche esibendo la perfetta rappresentazione di una ‘partecipazione fasulla e virale’: se gli ultimi arrivati si fossero presi la briga di risalire all’inizio di certo non avrebbero presentato condoglianze e finto ‘affettuose’ partecipazioni per un evento paventato, ma non (ancora) avvenuto.

Tre quattro ore di messaggi ‘addolorati’ e poi – come in televisione, grazie al conduttore/trice – finalmente la ‘ciàt’ è uscita dall’esibizione del cordoglio e ha ripristinato la ‘normalità’: l’ultimo arrivato (che, ça va sans dire, non ha letto la ‘conversazione’ dall’inizio) comunica tutto contento che – avendo trovato un dogsitter per il ‘piccolo’ di famiglia – lui e consorte parteciperanno (alla gita sociale). Con un sospiro collettivo – chiaramente percepibile pur se non preannunciato da notifiche – il cordoglio è finito: e fuori dalla ‘ciàt’ si ritorna soli.

In trepida attesa di un prossimo messaggio sanamente ‘virale’: per non dialogare con chi abbiamo a fianco e, soprattutto, per non guardare dentro noi stessi..

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