“Esodare” il Papa?

La casistica che ha innescato e poi alimentato una sorta di “reazione di rigetto” nei confronti di Papa Francesco è ormai vasta e variegata. Più come accozzaglia di pretesti – alla luce del ..tutto fa brodo polemico – che come  repertorio  di ragionevoli e ragionati dissensi quanto a “governance” della Chiesa e conseguenti rimandi di natura teologica.

In sostanza, accanto ad un ragguardevole popolo cattolico confidente nella nuova figura del Papa venuto da lontano, si sono da subito distinti e raggruppati quelli che, in altri contesti, verrebbero catalogati come soliti, irriducibili “malpancisti”, nonchè, a seguire, quelli d’alto bordo politico-mediatico (e curiale), che, oltre ad esprimere generico  dissenso, si sono  dedicati a rendere difficile, nei modi più vari e traversi, la vita di Francesco e perfino la sua permanenza al soglio.

Enfasi romanzesca? Può darsi, me lo auguro.

 Ma dopo il “gran gesto”, inaudito e drammatico, di Benedetto XVI , l’ipotesi, sia pure estrema, di un “Papa a termine”, potrebbe esercitare, in certi ambienti e in certe congiunture, un fascino lucidamente tentatore. Difficile da pilotare e ovviamente immorale, ma non più impossibile, porre in essere un meccanismo occulto di stress psicofisico , con isolamento istituzionale progressivo, tale da poter schiantare, in prospettiva, la persona più temprata ai pesi e alle responsabilità di governo.

La preoccupazione, qui tagliata con l’accetta, non è del resto inedita ancorché formulata, o lasciata trasparire, con le dovute cautele.

 Rimando, tra i contributi più recenti, al denso, drammatico articolo di Marcello Neri  (“Un papa che divide per aiutare il suo popolo a tornare Chiesa”) sull’ultimo fascicolo  (5/19) de Il Mulino e, per la cronaca più acuminata, al “pezzo” di Alberto Meloni (“Gli avvoltoi del Vaticano / La solitudine di papa Francesco”) su  Repubblica del 3.12 us.

Per quanto si può comunque arguire, ed auspicare, la quercia italo-argentina resiste ancora impavida ai venti delle polemiche e alle brezze assassine delle insinuazioni.

 Né sembra turbata dall’agitarsi  del  Capitano di turno e di ventura che  ambisce presentarsi, felpa e decorazioni, al cospetto del Papa, con la stentorea dichiarazione: “Santità, porto e schiero ai vostri piedi l’Italia di Medjugorje”.

In questo clima, nel formarsi e “contarsi” di fazioni pro o contro, riescono persino a sorprendere interventi come quello di Vittorio Messori, nume tutelare dell’editoria pop-cattolica, che (La  Stampa del 10.12 , a cinque colonne)  riesce a concludere l’articolazzo sul Papa (“Messori: questo Pontefice dovrebbe tutelare di più la fede”) con la battuta eduardiana “A’ da passà a nuttata”.

A tenore d’articolo il pensiero del Messori sembra  piuttosto chiaro.

 Salvo il classico “sono stato frainteso” che però tarda a venire.

Dario Fornaro

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