La miseria della mente

In margine all’appello di Massimo Cacciari

Il già Sindaco di Venezia ci ha abituati a “prese di posizione” coraggiose ed originali, tanto ovvie quanto “controcorrente”, almeno rispetto ai comportamenti d’oggi. I pesci del famoso “banco” , infatti, vanno – ora –  praticamente tutti nella stessa direzione, cercando di prendere il più possibile dalla congiuntura di contorno. Comanda la Lega…bene “siamo leghisti”, e non importa se fino a quialche anno fa si era “Renziani”, (attenzione, non solo del PD,…proprio Renziani) o di “Scelta Civica” o al seguito di Berlusconi come uno sherpa qualunque. Così è e così va il mondo.

Una voce “anti-mainstream”, quella del buon Massimo,  che tiene a marcare la distanza con chi continua a dire (e a scrivere)  “è tutto uguale”, con chi conosce le scorciatoie giuste per farsi condonare il garage, per far vincere il concorso al nipote,  per investire al meglio i pochi/molti soldi rimasti, poco conta dove e a danno di chi. L’Italia è questa. Lo è sempre stata e conosce bene questa realtà il nostro filosofo. Che non a caso cita più volte nel suo “appello agli intellettuali” gli studenti a cui giornalmente si riferisce e che lo lasciano sgomento per passività, attitudine all’intruppamento e alla rassegnazione.

Proprio in onore di Cacciari riprendiamo una modalità letteraria classica che ci riporta indietro nel tempo, in un periodo meraviglioso per la nostra Italia, come il Duecento. L’utilizzo del “Contrasto” permetteva, ai tempi, di chiarire le intenzioni proprie e di chiarirsi rispetto ad un obiettivo che, in questo caso, potrebbe essere sintetizzato in una parola “sveglia!!”….

Let’s begin…

.1. Non ho vissuto l’età dei totalitarismi, l’età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. (*)

Senza dubbio affascinante l’immagine di apertura, che rimanda direttamente a Goya, e – più indietro a Voltaire e a Rousseau. Ma l’autore che più di tutti ha contribuito, nel bene e nel male, a prospettare la problematica del sonno della ragione è Friedrich Nietzsche. Il suo pensiero, poco sistematico ma ricco di immagini poetiche e di spunti paradossali, risulta ancora oggi di grande fascino per la sua forza contestataria e innovativa.  E’ arcinoto che Nietzsche si sia accostato alle opere di Schopenhauer: da quelle aveva imparato che il dolore è l’essenza stessa del mondo e che la natura e il cosmo sono crudeli a causa del grande processo di produzione e dissolvimento a cui sono fatalmente soggetti. Una condizione condivisa, d’altra parte dal Leopardi maturo della Ginestra. Ora, la violenza distruttiva della natura cammina di pari passo con la sua forza creativa; dunque, nell’essere, crudeltà e felicità appaiono inestricabilmente legate e vanno accettate in quanto reali. L’uomo proposto da Nietzsche vive all’unisono con l’essere: accetta il dolore, lo sperimenta su di sé, non lo rimuove, anzi lo assume come momento insuperabile del ciclo vitale. Appunto “non  lo rimuove”, non si rifugia nel passato, nei trastulli di gioventù, nei viaggi (se ne ha la possibilità). Affronta la realtà. Anche se questa è costituita di contraddizioni “giallo-verdi”.

.2. Nell’età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze  non può bastare,  non è piu possibile una “fuga immobile” anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole.

Nel suo “volare” veloce e ficcante Cacciari riprende una delle tematiche classiche della analisi sociale e letteraria moderna: l’inutilità della fuga. Viene citato a proposito “Malvolio”, protagonista di una abbastanza famosa poesia di Eugenio Montale del 1971 che così inizia:  Non s’è trattato mai d’una mia fuga, Malvolio, / e neanche di un mio flair che annusi il peggio / a mille miglia. Questa è una virtù / che tu possiedi e non t’invidio anche / perchè non potrei trarne vantaggio. / No, non si trattò mai d’una fuga / ma solo di un rispettabile / prendere le distanze. (…)

Montale, come Cacciari, non vuole essere parte di questa fuga collettiva, del “cerchiobottismo” che ci sta soffocando. Tanto meno vuole essere parte del “banco” di pesci di cui sopra. Vuole essere libero , libero di scegliere, felice di avere compagni di viaggio che la pensano come lui, con cui interloquire. Pena …la morte. E, di fatto, la poesia, (per chi non volesse assumersi l’incomodo di cercarla) è chiara nel suo significato: la fuga non serve a nulla, il “sonno della ragione” non ti porta all’isolamento, alla “salvezza” …prima o poi “dovrai fare i conti con la realtà” (**). E più si attende, più il prezzo sarà salato. Anche qui …tanto di cappello all’amico Massimo. Anche se il finale dell’ “appello” come si vedrà, è deludente.

.3. Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.

Di fatto, siamo al corollario del passaggio precedente. E qui viene messo sul piatto ciò che ci stiamo giocando…in una sola partita, con tutta la posta sul tavolo. Prendere o lasciare. Anche i termini sono volutamente precisi e scanditi: “La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza”  Un appello alla responsabilità che dovrebbe, ripeto – dovrebbe – , scatenare reazioni…

.4. Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupa e del suo serbatoio di voti “protestanti” ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre , non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini.

Una mancanza di reazioni aggravata dal fatto che, secondo Cacciari, proprio le stesse persone, le stesse “masse” che si mossero a centinaia di migliaia negli anni Settanta – Ottanta dello scorso secolo per (complessivamente giuste) lotte sindacali, di libertà, per i diritti propri e altrui, oggi siano “silenti”. Quasi “anestetizzate”. Con due interpretazioni plausibili: hanno fatto soldi, hanno la casa in montagna e al mare, cercano di far sopravvivere i figli alla presente buriana o, condizione più frequente, sono scomparsi dalla società. Distrutti dal non avere un lavoro fisso, minati da paradisi artificiali come alcool e droghe o, più prosaicamente, perché se ne sono andati a vivere in campagna.  L’illusione è la solita… Inutile ripetersi.

.5. Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l ‘inclusione  di tutti, seguendo l’insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale :”Homo sum humani nihil a me alienum puto”.

“Niente che sia umano lo ritengo lontano da me…” Lo scriveva, lo diceva, lo declamava uno sconfitto abitante di Cartagine all’indomani della distruzione della sua città per mano di una Roma imperiale negli intenti anche se ancora nominalmente repubblicana. Lo scriveva in latino, la lingua dei suoi aguzzini, dei conquistatori, non in greco o in fenicio, lingue a lui più consone. Fu uno dei primi a tentare “L’inclusione” nonostante tutto. Riuscendo nella difficile opera di inserire se stesso con tutto il bagaglio di cultura, di diversità e sapienza che si portava dietro, in una società più arretrata ma più “forte” .  Terenzio Afro è anche quello dell’ “L’uomo è lupo per l’uomo”…. ben sapendo di cosa siamo fatti noi umani…ma ciononostante ci credeva e, forse il “Restiamo umani” di Vittorio Arrigoni partiva esattamente di lì…sperando in esiti migliori di quelli che abbiamo davanti.

.6. Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e “veloce” che  “vivendo in burrasca” rischia di precipitare nel baratro dell’indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi ,dell’intolleranza, dell ‘aggressività pericolosa e ignorante. Questi stessi giovani ,invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos,una cultura che percepisca l ‘uomo come fine e non come mezzo, che consideri l ‘”altro da sè “una risorsa importante giammai una minaccia .

Anche in questo “punto” reminescenze libresche che ci portano nel cuore del cap. 14  del Principe di Machiavelli, riprendendo la teoria dei “fini” e dei “mezzi”. Con una aggravante sottintesa che è meglio rimettere in chiaro: i mezzi potevano anche essere al limite se il risultato (l’acquisizione del potere) era autentico e stabile, con conseguente periodo di pace o – comunque – di equilibrio; qui – invece – si è ritornati al “ferino”. L’umanità può non contare, può essere eliminata, se l’obiettivo, il denaro, il conto in banca, la perpetuazione del ricatto economico, lo richiedono. “Ti ammazzo con la clava, poi ti rubo la moglie, ti mangio i figli e prendo la tua casa”. Non è più Terenzio a parlare , ma un ben più concreto e preveggente Seneca in una delle sue tragedie (***). Seneca, nel caso specifico, ci ricorda “comportamento abominevole, ma può accadere ed è già accaduto molte volte”.

.7. Nell’età delle interconnessioni non c ‘è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli.

Ma è proprio “l’interconnessione” a contribuire all’isolamento.  A ben vedere…. ci si parla, via tastiera, solo con i consanguinei e con “chi la pensa – più o meno- come noi”. Ci pensano gli algoritmi a perfezionare vezzi e abitudini. “E tu non te ne accorgi nemmeno” , direbbe Heinrichi Boll (nella “Ferita”) ricordando come sono cambiate le teste dei tedeschi, di quelli come lui, nel volgere di pochi anni tra il ’30 e il ’35 dello scorso secolo.

.8. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA  e l’essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.

Mah. E’ curioso come una persona di cultura, di raffinata analisi come il buon Cacciari, si lasci infinocchiare da questa panzana della “bellezza”. Potrà anche essere vero, e lo è di sicuro per chi ha preparazione e cultura per apprezzare la bellezza,  ma così non è per la maggioranza, soprattutto per la maggioranza degli italiani. E questo Cacciari lo sa di sicuro. Sa cosa ci dice l’Istat, cosa raccontano – con dovizia di dati – i vari Centri Studi e le varie Fondazioni. L’Università langue, non ha fondi. Mangia, digerisce e caccia (all’estero) i suoi migliori virgulti. Il numero di laureati in Italia è al penultimo posto non solo nella Unione Europea ma anche considerando l  Paesi confinanti.  La qualità dell’offerta “generalista” fornita da radio e TV di Stato è sempre più scadente (leggere al proposito le relazioni ufficiali comunicate in sede di Commissione Parlamentare), a vantaggio delle miriadi di proposte più o meno private, più o meno appoggiate a piattaforme web o con le residuali trasmissioni via antenna.  Come per la “Sanità” anche per l’ “Informazione” (e l’”Istruzione”) è prossimo il redde rationem: “o paghi o resti fuori”. Qui è Paolo Diacono dell’ Historia Langobardorum a parlare, ricordando centinaia di “civili confronti” fra Longobardi, Goti e Bizantini. Sempre sul martoriato suolo italico, tanto per non farci mancare nulla.

.9. Non è neanche questione di destra o di sinistra , di rosso o nero ma il problema è , soprattutto ,di carattere culturale. La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall’UOMO, non prima dall ‘uomo Italiano , nè come in passato  ,prima dall’uomo della Padania ma dall’UOMO  in quanto umanità.

La cancelliera Merkel con i dati del suo ufficio studi a Francoforte ci ha ricordato (l’ho già scritto…ma lo ripeto) che solo per intervenire nell’area subsahariana, in Etiopia, Sudan e nazioni del Golfo del Leone  con qualche possibilità di ripristino delle libertà, delle sicurezze normalmente garantite, per un ritorno delle “ricchezze” locali ai produttori” ci vorrebbe un piano straordinario di circa quaranta miliardi di euro. Comprendente anche un riavvio dei sistemi amministrativi e di organizzazione democratica. L’ “umanità” di cui tratta Cacciari in questo passaggio, dovrebbe partire di lì. Non nello stravolgimento geografico, antropologico culturale  e sociale dovuto ad un neocolonialismo tanto criminale quanto autodistruttivo. Nemmeno nell’abitudine a “girarsi dall’altra parte”, a “fuggire” come preferiva fare il Malvolio di montaliana  memoria.  Pia illusione, caro Massimo. La realtà ci porterà a ben altro. Trump, sì proprio Donald Trump (anche se sono mille e più miglia distante da lui) se ne è accorto . Gli anni Ottanta degli scioperi, del lavoro sicuro, delle manifestazioni – tanto non cambia nulla e lo stipendio “ce l’ho comunque” (****) sono finiti. L’America (ma il discorso è estensibile a tutto l’orbe terracqueo) si è fatta mangiare pezzi, un po’ per volta , da chiunque. Dai Cinesi, dai Russi, addirittura dagli Arabi, arrivando al punto di vincolare Bush figlio dall’intervenire con forza contro chi aveva fatto gli attentati dell’11 settembre. E così è cominciata la guerra commerciale. La vera Terza Guerra Mondiale che, al contrario delle altre due (anche quelle sostanzialmente guerre commerciali)  mette a confronto sistemi economici, organizzazioni sociali e mentalità diverse. Con al centro dinamiche economiche e finanziarie di cui noi siamo  edotti solo per sentito dire. Viviamo nella famosa caverna di Platone, con “ombre” che ci paiono realtà nella più completa nebbia riguardo obiettivi minimi e massimi. Tutto in mano allo “stellone” o a non si sa chi. E  proprio da una esortazione, come ha fatto di recente Emma Bonino, a studiare di più a non fermarci alle incrostazioni, dovremmo trarre linfa e coraggio, operazione che – per altro – fa anche Cacciari. Vi lascio, pertanto, all’ultimo “capitolo” della saga cacciariana, sapendo che gli augures  avevano la pretesa di prevedere il futuro nei modi più pittoreschi…ma raramente ci azzeccavano. Buona “miseria” prossima ventura.

.10. È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l’uomo , la sua dignità, il suo inestimabile valore e ,al di là di ogni faglia e filo spinato ,lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.

 INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c ‘è  molto da fare, a partire dalla formazione scolastica . Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria , principalmente di quella della mente.

Amen.

(*) https://www.tecnicadellascuola.it/razzismo-e-pupulismo-prof-e-intellettuali-uniti-per-dire-no-e-aderire-allappello-di-cacciari-diversita-e-bellezza

(**) Una delle frasi famose di John Wayne in “Berretti verdi” riferita ad un soldato poco reattivo…

(***) Tyesthes .  Lucio Anneo Seneca  (50 d.C. circa).

(****) Questa frase la pronunciò un caro amico (allora “compagno”) non più tra noi. Nel 1980 fu tra i 61 licenziati FIAT, fatto noto che portò – tra l’altro – alla famosa contromarcia dei “Quarantamila” .  “Fate sciopero, compagni, …non costa niente” campeggiava su un bandierone fatto con metà lenzuolo recuperato e con una scritta in rosso piena di sbavature. Feci una foto. La cosa mi colpì, e pur comprendendone le motivazioni di “esortazione” per gli altri operai, ne intuii la pochezza. il tempo mi diede ragione.

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1 Commento

  1. Bellissimo il vostro commento, non fosse per l’assunto errato: lo scritto che analizzate non è stato prodotto da Cacciari. Basta una semplice ricerca.

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