La Misteriosa Musica della Regina Loana

Gianni Coscia, l’amico di una vita di Umberto Eco, ha realizzato, con Gian Luigi Trovesi, un disco dedicato al romanzo “La misteriosa fiamma della Regina Loana”. Nel commento Coscia rivela come il romanzo di Eco sia autobiografico e i personaggi rappresentati gli amici di gioventù dello scrittore alessandrino.

Nel romanzo “La Misteriosa Fiamma della Regina Loana”, Umberto Eco attribuisce al principale personaggio il cognome ‘Bodoni’ aggiungendo che i famigliari, fin dalla sua infanzia, lo avrebbero chiamato ‘Yambo’.

Il riferimento è chiaro: Giovan Battista Bodoni, celebre disegnatore dei più famosi caratteri di stampa e Yambo, pseudonimo di Enrico Novelli, giornalista-illustratore e fumettista per l’infanzia, anticipatore di fantascienza.

Ma c’è una seconda invenzione, Bodoni/Yambo, per un incidente, non si riconosce nel presente, ma conserva la memoria del passato. Un magnifico stratagemma per rilevarci le cose più care dell’infanzia e dell’adolescenza del personaggio/autore.

Ecco allora il “Romanzo Illustrato” – come è stato definito – con la fotografia del piccolo Umberto e della sorellina Emi in piazza Genova; la copertina delle canzonette di cui, in molti casi, ci sono anche le immagini degli interpreti e le parole dei testi; i fumetti (conservati da sempre con cura nella biblioteca di casa) tra i quali la sgangherata storia della Regina Loana. E così di seguito, dove mancano le immagini, soccorre ad esempio la metafora dei polverosi dischi in vinile o il premiato tema della scuola media.

Tutto questo e poi la comparsa nel testo dell’amico Gianni Laivelli sono segni di un romanzo anche ‘Autobiografico’. L’autore ha riunito nel citato nome e cognome i tre amici di sempre: Gianni Coscia, Beppe Lai e Mario Garavelli.

Posso attestare con Beppe e Mario che tutto quello che si racconta è realmente accaduto. Per ricordare i fatti più salienti, ecco la rivista musicale stile anni ’50 al Liceo, il primo turbamento amoroso, mai dichiarato, l’imitazione, durante la citata rivista, della professoressa di scienze, il favoloso professore di filosofia che ha fatto amare la materia solo con le sue impareggiabili lezioni, la prima drammatica crisi inspiegabilmente durante la partita di calcio della squadra locale dei Grigi.

Dopo aver suonato la tromba negli anni dello sfollamento e il violoncello per un anno nell’immediato dopoguerra, Umberto Eco si è dedicato definitivamente al flauto dolce.

Non si contano gli innumerevoli duetti con la mia fisarmonica, soprattutto nella sua casa di campagna a Montecerignone, con la irresistibile simpatia dei numerosi amici. Ed è a questo proposito che si delinea una terza definizione: “Romanzo Musicale”.

Secondo le possibilità di Gian Luigi Trovesi e mie e senza la pretesa di esaurire tutti i richiami musicali del libro, allargando anzi in qualche caso la ricerca, sempre nel rispetto della reminiscenza storico/semantica del testo, ecco il repertorio del disco, definito molto bene da Stefano Eco: “La Misteriosa Musica della Regina Loana”.[1]

“Moon-Light Serenate” è un grande sipario che si apre per tutti, come l’apparire dei primi “tanks” americani, su un dopoguerra di speranza. Inserito all’inizio del disco è dunque la sorpresa da brivido di Yambo/Umberto nell’emozione del nuovo che avanza: inciso ancora una volta alla fine, è il sentimento struggente del nostro affettuoso commisto;

“Basin Street Blues”, un emblema del jass delle origini, è la nostra intenzione musicale per sottolineare la folgorante scoperta, al di qua dell’Atlantico, di un’arte pressoché sconosciuta, se non proibita;

La presenza militare germanica tra le parti in conflitto poteva essere rappresentata dall’indimenticabile Lilì Marlene. Abbiamo scelto invece “Bel Ami” e “Tornerai”; la prima – colonna sonora dell’omonimo film tedesco del 1939 – perché ho accompagnato con questa canzone una cantante ebrea ultranovantenne che ad Auschwitz ha avuto salva la vita cantandola: la seconda perché “Tornerai” è forse il brano italiano più conosciuto in Germania in quegli anni e perché la speranza nel testo del ritorno alla persona amata è il vivo desiderio di qualunque soldato e di qualsiasi nazionalità;

“Casablanca” – con la foto del romanzo della Bergman – e “Volando”… con la riproduzione della copertina di un famoso tema di George Fromby, sono un esempio delle nostre scelte fra i tanti riferimenti musicali;

parimenti “Le Canzoni dell’EIAR” (la prima definizionedell’ente radiofonico italiano cui ha fatto seguito la RAI) è una medley di meravigliose canzoni di quel periodo: ‘La l’amore no’ – ‘Silenzioso Slow’ – ‘Tu, musica divina’ – ‘Bambina innamorata’ – ‘Mille lire al mese’. Come già detto, Eco ne riporta molte volte il testo invitando almeno i lettori della sua stessa età a canticchiare;

Yambo è il risultato polifonico e di improvvisazione della “Gematria” sul cognome ‘Eco’ e sul nome’Umberto’. E’ questa una libertà che ci siamo presi fuori testo in omaggio all’autore;

un’altra speciale scelta è “Interludio” che ho inventato quando avevo quattordici anni e per il quale Umbero (tredicenne) compose: Stagnare calmo d’armonie sopite/rivelate nel cheto meriggiare…/Musico assorto e chino/mondi nuovi disveli di silenzi/doce incaenarsi di fantasmi in suoni,/vanir di questi, cauti, nel ricordo/ un modulare che si perde, tenue,/ un batter d’ali lento che scompare

 

“Fischia il Vento e la Memoria di Gragnola” (l’amico partigiano che si taglia la gola per non essere catturato) ricordando le pericolose esperienze che Umberto adolescente ha vissuto durante la Resistenza nel paese in cui era sfollato, come la collaborazione alla salvezza di militari cosacchi;

“Solo mene vo’ per la città” è uno dei primi capitoli del romanzo. Sono anche le prime parole della canzone “In Cerca di Te” che suoniamo molto volentieri come sigla italiana del dopoguerra;

Eco ricorda anche “La Piccinina” degli anni ’20. L’incisione ad un certo punto la trasfiguriamo a significare la perduta di memoria del personaggio principale;

come non suonare “Pippo Non Lo Sa” divertimento musicale di Kramer ricordato con gli altri maestri dell’epoca, Barzizza e Angelini;

de “L’Inno dei Sommergibili” ne facciamo una trasposizione antiretorica. L’autore del libro riporta il testo per intero e posso garantire che con la stessa intenzione l’inno veniva cantato goliardicamente in coro nelle serate di Montecerignone:

“Nebiana”, è il titolo scelto per i cinque frammenti della nota composizione di Janacek sulla nebbia adattati alle nostre possibilità e adottati per sottolineare la presenza costante nel romanzo dell’agente atmosferico tanto caro all’Autore.

Non so se questa musica piacerà, ma sarei lieto se inducesse alla lettura o alla rilettura del romanzo.

Alessandria, 10 giugno 2019

[1] Dusco ECM, Monaco di Baviera, giugno 2019

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