Milano dal 3 maggio al 20 giugno, gli scatti del fotografo Aldo Salucci con una mostra dal titolo Distopia/Dystopia

DISTOPIA

La mostra fotografica, che ha inaugurato ieri il nuovo spazio di Statuto 13, in via Moscova 39 a Milano, vede in mostra le conturbanti immagini fotografiche di Aldo Salucci.

Uso la parola “conturbante” nell’accezione certamente freudiana, ma soprattutto rilkiana dove “del terribile, il bello è l’inizio”.

Le immagini in mostra si presentano al nostro sguardo imponenti – come molti dei monumenti fotografati sono – eppure arrivano a noi delicate e lievi – per l’elemento acqua sempre presente – espressioni di quella contraddittorietà che esclude il principio di non contraddizione, facendoci vittime e carnefici di quello che ancora non vediamo ma che già c’è, che vive dentro e fuori di noi rendendoci sempre più non padroni in casa nostra.

DISTOPIA, il titolo della mostra, è una parola che indica una previsione di uno stato di cose futuro, con tendenze avvertite nel presente dove si prefigurano situazioni, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi.

Anche se l’autore non vuole spaventarci e ci sa affascinarci nel gioco del suo occhio fotografico, dove l’aiuto di una stampa luminosa e quasi tridimensionale, bene raccorda le immagini di antichi monumenti italiani con tutte le voluttuose insinuazioni che l’acqua sa offrire, il racconto distopico appare evidente, seppure apparentemente celato dall’amore che l’autore ha – e si vede – per le profondità dei mari che nella loro bellezza sanno contenere anche tutta la loro terribilità.

I monumenti sono qui immersi in uno stato quasi formalinico, i confini di vita e morte si confondono, i concetti, ormai esiliati anche dalla fisica attuale di spazio e di tempo scompaiono, ributtandoci nel vivo del nostro inconscio umano, realtà da noi continuamente violata, luogo sempre inesplorato perchè – come l’umano – mai finito che, costretto a una posizione difensiva, si esprime sempre più in una volontà universale di distruzione.

Il ritmo di evoluzione della coscienza attraverso la scienza e la tecnologia imperanti è stato troppo affrettato e ha lasciato l’inconscio incapace di tenere il passo, e l’inconscio ci sta sommergendo, proprio come Aldo Salucci immagina, artisticamente e realisticamente.

Non importa se con una robusta ondata o con una carezza lieve, qui tutto è sommerso ( annegato ? ) e ci interroga.

Non è certo a caso che l’uomo non appaia mai in queste immagini.

Percorrendo con lo sguardo corridoi, ammirando statue, fermandoci di fronte all’opera umana, per ora solo artisticamente sommersa, potremmo chiederci dei tanti approdi e dei tanti naufragi che quotidianamente viviamo.

L’Arte vuole dare casa a quel che casa ancora non ha, ma se l’umano ha perduto la sua umanità, ci sarà ancora possibilità di “casa ?“

Patrizia Gioia

4 maggio 2018

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