Il “teorema del poliedro” di Papa Francesco

Un rombicubottaedro (solido archimedeo) di vetro appeso per una faccia triangolare e riempito a mezzo con acqua.

Un Papa consapevole che una globalizzazione livellatrice di culture e differenze è sinonimo di predazione coloniale, nel senso di appropriazione di risorse e di colonizzazione ideologica, sul volo di ritorno dalla recente 31a visita apostolica ha ricordato la metafora della sfera e del poliedro gia contenuta nell’Evangelii gaudium e gia usata in precedenti occasioni nei viaggi apostolici1.

Il capo di una istituzione globale ma capace di veri punti d’attacco contro la globalizzazione finanzcapitalistica, pur dal punto di vista moderato e se si vuole anche ambiguo tipico della Chiesa (la Chiesa a parere di scrive manterrà sempre dentro gli opposti, capace di giustificare l’utilità del sociale tanto quanto del capitale, ma denunciandone gli eccessi). Ma un punto di vista critico con una sua agenda riformatrice, e difeso con determinazione. Una critica autorevole che la sinistra italiana, completamente appiattita su una visione liberaldemocratica, anche nelle sue ali apparentemente “radicali” – non è più capace di fare, secondo una propria autonoma agenda.

“Se oggi non ci sono colonizzazioni geografiche, almeno non tante, non ci sono, ci sono però colonizzazioni ideologiche, che vogliono entrare nella cultura dei popoli e cambiare quella cultura e omogeneizzare l’umanità”, ha detto Papa Francesco durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dalla sua 31a visita apostolica in Mozambico, Madagascar e Mauritius. “E’ l’immagine della globalizzazione come una sfera – ha spiegato -, tutti uguali, ogni punto equidistante dal centro, mentre la vera globalizzazione non è una sfera ma un poliedro, dove ogni popolo e nazione conserva la propria identità, ma si unisce a tutta l’umanità”. “Mentre la colonizzazione ideologica – ha aggiunto il pontefice – cerca di cancellare l’identità degli altri per farli uguali. E vengono con proposte ideologiche che vanno contro la natura e la storia e i valori di quel popolo. E dobbiamo rispettare l’identità dei popoli, e questa è una premessa da rispettare sempre e cosi cacciamo via tutte le colonizzazioni”. (Riportato da Rainews http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-Papa-attacca-le-colonizzazioni-ideologiche-7ffd4721-23ec-4a06-be1b-04cd5b005049.html).

Ma confesso che pure apprezzando e non poco il contenuto di quanto affermato dal nostro conterraneo d’oltreoceano Bergoglio, lui che si chiama come un nostro quartiere demolito (chissà se glielo hanno detto) ma che viene dalle Americhe ciò che ha più colpito la mia immaginazione è la sapienza gesuitica del dottore  che sa parlare con parole semplici ma è in realtà un grande retore, ispirandosi infatti alla dottrina gesuitica del “discernimento” come attività intellettuale e spirituale. E capace di vivaci metafore che attraggono magneticamente l’attenzione dell’ascoltatore distratto.

E oltre che teologo e retore, un raffinato geometra a quanto pare, il che mi ha fatto istantaneamente venire in mente questo bellissimo (quanto misterioso) dipinto dove Fra Luca Pacioli, il grande matematico del Rinascimento, altro dotto ecclesiastico anche se francescano (e del resto il Nostro è un gesuita autoriformato qui sibi nomen imposuit Francesco) illustra la teoria di Euclide sui poliedri a un suo giovane allievo (identificato con Guidobaldo da Montefeltro anche se su questo enigmatico dipinto non c’è nulla di certo).

Ritratto di Luca Pacioli (1495), attribuito a Jacopo de’ Barbari, museo nazionale di Capodimonte, olio su tavola 92×120 cm

Quegli stessi bellissimi solidi platonici ed archimedei che Leonardo illustrò per il Pacioli nella terza parte del magnifico De Divina Proportione e che in cambio ne ricevette dal frate l’approfondimento dell’istruzione matematica. In realtà la terza parte (quella appunto dei poliedri) è la traduzione in italiano di un libro in latino di Piero della Francesca, ma con le meravigliose illustrazioni di Leonardo da Vinci.

Illustrazione di Leonardo per il De Divina Proportione di Luca Pacioli

Si noti il dettaglio raffinato di come la luce entri nel solido trasparente da una finestra, un contorno quadrato da cui si intuisce un paesaggio urbano, e venga diffusa in diverse figure nelle varie facce, attraverso il fluido contenuto nella parte inferiore, in un complesso gioco di riflessioni e rifrazioni, dove tutto è plurale e mutante, dipendente dal gioco della luce, dalla densità dell’acqua e dal punto di osservazione, proprio come nella metafora di Bergoglio, dove la società globale è ricca se sfaccettata e molteplice, non se omogenea e piatta come una sfera, o “liscia come una palla da biliardo”. E in effetti la sfera è un oggetto inquietante perché ha una sola dimensione, che è il suo raggio.

 

 

 

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