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Comune e attualità alessandrina
Crisi ARAL: causata da scelte sbagliate nella gestione dei rifiuti
Renzo Penna

Ogni valutazione sulla situazione della società Aral non può prescindere, è doveroso premetterlo, dalle decisioni e dagli elementi di chiarezza che la Magistratura dovrà prendere ed esplicitare - auspichiamo il prima possibile - sui fatti denunciati e le eventuali responsabilità che sono oggetto dell’indagine in corso. Ciò detto è opportuno rilevare che le difficoltà e le criticità dell’azienda partecipata dai 32 comuni dell’alessandrino, tra cui Alessandria e Valenza, erano note da tempo e dipendono, in larga misura, dalle scelte di indirizzo politico-amministrative prese, o non adottate, almeno, negli ultimi dieci anni.

E’ già stato evidenziato come, un po’ paradossalmente, i risultati del periodo sottoposto a indagine e che fa riferimento alla gestione del nuovo CdA - iniziata nell’autunno del 2014 e pienamente operativa negli anni 2015 e 2016 - siano, per diversi aspetti, significativamente migliori se messi a confronto con il  periodo precedente;  in particolare con gli anni 2013 e 2014.

Infatti, se il totale dei rifiuti trattati nei due bienni sostanzialmente si equivale[1], le tonnellate conferite nella discarica di Solero, che nella prima fase hanno, con scarsa lungimiranza, fortemente ridotto e compromesso le previsioni della sua durata, nei due anni seguenti vengono più che dimezzate[2]. Mentre a bilancio le entrate, per effetto di un significativo aumento delle tariffe a carico dei conferitori esterni - pubblici e privati che hanno rappresentato oltre i due terzi del totale - crescono negli ultimi due esercizi di quasi 13 milioni di euro[3], permettendo di ridurre di circa 8 milioni l’indebitamento della società che, a fine 2014, risultava superiore ai 20 milioni.  

Qui l’indagine della Procura dovrà chiarire se è come questi risultati, ufficialmente presentati e validati come positivi, siano stati inficiati da comportamenti in contrasto con le normative, i regolamenti e le leggi  ambientali e, nel caso, sanzionare i responsabili.

 

Aral perde la caratteristica di società in ‘house’

Per quanto riguarda la gestione della filiera dei rifiuti urbani va ricordato che la precedente giunta di centrodestra del Comune di Alessandria (2007-2012) non ha solo modificato il sistema della raccolta, riportando i cassonetti sulle strade e vanificando i positivi risultati raggiunti dalla  raccolta ‘porta a porta’, ma è anche strutturalmente intervenuta nella fase di smaltimento, potenziando gli impianti di Aral per il trattamento, in particolare, dei rifiuti indifferenziati. Operazione realizzata  con il supporto degli istituti di credito che ha indebitato pesantemente l’azienda e condizionato per anni la sua attività, mentre alcune scelte, come il raddoppio della linea per il CDR[4], mai entrata in funzione, sono risultate sbagliate. Così la società che sino al 2007 trattava e smaltiva in ‘house’ i rifiuti dei soli comuni soci e, per effetto del crescere, qualitativo e quantitativo, della raccolta differenziata, progressivamente riduceva i conferimenti nella discarica di Mugarone-Pecetto, si è aperta al trattamento dei rifiuti indifferenziati provenienti al di fuori della provincia. Per saturare i nuovi impianti i conferimenti esterni sono rapidamente cresciuti sino a raggiungere il 70% del totale, vanificando il carattere in ‘house’ dell’azienda. Una situazione molto spinta, complessa e impegnativa da governare per mantenere i costi in equilibrio e iniziare a ridurre l’indebitamento. Diventata critica dopo il 2010 per i mancati trasferimenti del Comune capoluogo e azzardate operazione di factoring non suffragate da delibere, dello stesso Ente, con Barclays Bank che ne hanno ulteriormente accresciuto i debiti.[5]

Quando, nell’ottobre del 2014, viene eletto il nuovo CdA l’Aral è sull’orlo del fallimento, con un deficit di esercizio di oltre due milioni e debiti, a lungo e a breve termine, di decine di milioni. Per evitare di portare i libri in tribunale, come era successo l’anno prima con Amiu, ai comuni soci non è restato che mettere a disposizione un milione per ripristinare il capitale della società.

 

La immotivata chiusura del nuovo impianto per il compostaggio

La decisione di abbandonare la raccolta domiciliare, adottata dalla giunta comunale di centro destra dopo il 2007, non ha, però, solo abbattuto la percentuale della raccolta differenziata, ma peggiorato la qualità dei materiali raccolti e, in particolare, quella dell’organico, che rappresenta oltre un terzo dei rifiuti urbani. Quest’ultimo elemento costituisce, probabilmente, una delle ragioni che ha indotto la società Aral a chiudere e non più utilizzare l’impianto per la produzione di ‘compost’, inaugurato nel marzo 2007 a Castelceriolo, costato oltre 5,5 milioni di euro, finanziato per 1,4 milioni dalla Regione e il resto dal Consorzio alessandrino, cioè dalle tariffe dei cittadini. Un fatto, sin qui, poco rilevato, mai ufficialmente comunicato, forse perché la decisione di rinnovare il vecchio impianto di compostaggio fu anche il frutto della mobilitazione dei ‘Comitati della Fraschetta’ che ne contestavano i miasmi legati al cattivo funzionamento. Ricordo che, nel giorno della presentazione al pubblico del nuovo e moderno impianto, la Provincia promosse un convegno sulla valorizzazione del ‘compost di qualità’ con i principali esperti del settore e il pieno sostegno della Regione. D’altronde, nell’utilizzo del ‘compost’, la provincia di Alessandria era stata in Piemonte la realtà nella quale più si era praticata la collaborazione con le associazioni degli agricoltori e l’impianto era considerato strategico dal Piano regionale dei rifiuti urbani. Una pratica positiva con un naturale e potenziale sviluppo la cui interruzione  avrebbe dovuto essere meglio e più chiaramente motivata.     

 

Mancata la chiusura del ciclo tra raccolta e smaltimento

Quando, nei primi mesi del 2007, il Comune di Alessandria fu tra le prime città capoluogo di provincia a superare in Italia il 50% nella raccolta differenziata - e il ‘porta a porta’ non aveva ancora interessato tutti i sobborghi - sarebbe bastato, per chiudere il ciclo della gestione dei rifiuti, trasferire una parte dei lavoratori di Aral, diventati in eccesso per la minore quantità dei rifiuti indifferenziati da trattare, in Amiu, adibendoli alle attività legate al riciclo dei materiali e all’estensione della raccolta domiciliare. Una situazione ampiamente prevedibile che avrebbe dovuto essere governata dalla politica attraverso un processo di graduale osmosi per tendere, poi, all’unificazione delle due aziende. Entrambe pubbliche e in ‘house’, a servizio dei soli 32 comuni del Consorzio. Oggi, molto probabilmente, proseguendo la gestione lungo questo indirizzo, i cittadini di Alessandria pagherebbero il servizio dei rifiuti attraverso una più giusta ed equa ‘tariffa puntuale’. E la discarica di Solero-Quargnento avrebbe ancora davanti numerosi anni di attività prima di esaurire il suo compito, risultando l’ultima discarica del Consorzio. Al contrario e al di là delle risultanze della Magistratura, dovranno fare i conti con una realtà, quella di Aral, sovradimensionata negli impianti, per anni indebitata, di difficile gestione e, soprattutto, bisognosa per la sua attività di nuove aree da adibire a discarica per rifiuti indifferenziati provenienti, in massima parte, da fuori provincia.

 

Resistenze trasversali alla raccolta ‘porta a porta’

Non sarebbe però corretto addebitare la responsabilità di questa situazione unicamente alle scelte politico-amministrative del centrodestra. E’ stata presente in provincia e tuttora, almeno in parte, permane, una resistenza ai moderni indirizzi di gestione dei rifiuti rappresentati dalla raccolta domiciliare, dal riciclo dei materiali e dalla conseguente tariffa puntuale, in favore dell’impianto di incenerimento e della centralità della discarica. Una posizione assolutamente trasversale alle forze politiche che, in particolare, nel Consorzio più grande, quello novese, tortonese, ovadese e acquese, ha, sin qui, reso impossibile il raggiungimento di efficaci risultati sia nella percentuale della differenziate che nella riduzione della quantità di rifiuti. Si può affermare che in provincia di Alessandria solo il Consorzio casalese si sia affrancato da questa propensione inattuale e sia con i risultati in linea con i migliori consorzi della regione.

Ho letto che il nuovo sindaco di Alessandria ha come obiettivo quello della ‘tariffa puntuale’, bene, ma ciò presuppone il preventivo ritorno in tutto il Comune della raccolta domiciliare. Non mi meraviglierei, però, se, di fronte alle difficoltà che la vicenda Aral presenta e alla necessità di individuare presto le aree di una nuova discarica, nell’amministrazione alessandrina qualcuno tornasse a proporre, come soluzione che tutto risolve e semplifica, quella dell’inceneritore. Un’operazione che il Piano provinciale dei rifiuti, già nel 2008, dimostrò non adeguata per le quantità provinciali dell’indifferenziato e che oggi è ancor più improponibile dopo la messa in funzione dell’impianto del Gerbito nel Comune di Torino che, per potenza e dimensione, basta e avanza per le necessità dell’intero Piemonte. 

 

Alessandria, 26 settembre 2017         

              

                       



[1] I rifiuti trattati nel periodo 2013/2014 ammontano a 626.228 tonnellate; quelli trattati negli anni 2015/2016 risultano essere pari a 614.166 tonnellate.

[2] Le tonnellate conferite nella discarica di Solero negli anni 2013/2014 sono 285.620; quelle conferite negli anni 2015/2016 sono pari a 130.256 tonnellate. 

[3] Le entrate degli anni 2013/2014 sono state in totale pari a 42.594.879 mln, mentre quelle degli anni 2015/2016 pari a 55.362.426 mln.

[4] CDR: Combustibile da rifiuti; costo della linea stimato in almeno un milione di euro.

[5] Debito accertato dai commissari dell’Osl in 745 mila euro.

27/09/2017 16:37:46
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