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Ambiente
"Questione Terzo Valico". Il primo appuntamento "tecnico" ci offre qualche dato in più...
Pier Luigi Cavalchini
 Avec le temps tout s’en va…tout s’en va

Avec le temps…
Avec le temps, va, tout s’en va
On oublie le visage et l’on oublie la voix
Le coeur, quand ça bat plus, c’est pas la peine d’aller
Chercher plus loin, faut laisser faire et c’est très bien

 

 

Con le parole di Leo Ferrè si arriva a quella che è la più malinconica delle conclusioni, rispetto al tanto discusso (e vituperato) “Terzo Valico AC/AV Genova-Milano” . “Le valutazioni di esperti del Ministero dell’Ambiente ci suggeriscono – oggi – che tale opera non sarebbe più strategica e ‘decadrebbe’ in presenza di un’analisi stringente ‘costi/benefici’… ma così è”. Queste le affermazioni finali della dott.ssa Romano, Commissaria proprio per la realizzazione della grande opera “Terzo Valico”. Aggiungendo, senza tema di smentita da parte del folto pubblico accorso al primo appuntamento “GESTIONE DEL RISCHIO AMIANTO NEL TERRITORIO DEL TERZO VALICO. La parola ai tecnici” che di fatto “ci troviamo di fronte ad un’opera sovradimensionata” ma quel che è fatto è fatto.

Sembra quasi di essere cullati dalle parole felpate dell’ottimo Leo Ferrè che ci invita “Questione Terzo Valico”: bene i tecnici, male i “politici” CorriereAla “lasciar andare” a “guardare più lontano” quasi per non farsi crucciare troppo dal rincorrersi degli eventi…

D’altronde non è difficile comprendere come stiano esattamente le cose. I “tecnici”, e ce lo spiega bene la cronaca dettagliata del pomeriggio del 6 aprile presso l’Istituto “Nervi” di Alessandria (qui sotto), cercano di fare il loro lavoro, si attengono alle leggi e, consci delle problematiche insite nella sconsiderata scelta di inizio anni Novanta, si guardano bene dal prendere posizione. Qualcuno, come il dirigente regionale dell’ARPA fa capire che se veramente lo volessero le Istituzioni, sarebbe possibile ottenere controlli più severi e praticamente “al cento per cento di efficacia”… Ma, fa altrettanto capire, questo non si vuole “in alto (o basso?) loco”. E andiamo avanti così.

Vien persino da pensare che alcune delle critiche provenienti da esponenti politici (anche con incarichi amministrativi) presenti all’incontro abbiano più che altro l’obiettivo di rimarcare un “io ve l’ho segnalato, ma la Regione… il Ministero….il TAR… hanno scelto altre strade… quindi non prendetevela con noi”.
Verrebbe da dire “Troppo comodo…”. ma non vogliamo infierire.

Iolanda Romano: "Ecco il bilancio del mio primo anno di attività come commissario per il Terzo Valico" CorriereAlIn questa vicenda, a dir poco “strana”, tutto sommato i tecnici stanno facendo più che bene il loro lavoro, la stessa Commissaria Romano ci è piaciuta nella sua inflessibile e precisa gestione del confronto… quello che (è mancato e) manca è il mondo politico. Una Sindaca che si limita a segnalare forzature altrui, fatte in chiave elettorale, ci sembra un po’ pochino. Come pure un generico polverone rispetto a competenze e responsabilità che “altri Enti” non si sono assunti, ci pare sostanzialmente inutile se non corroborato da date, fatti, denunce precise e indicazioni di forze (o singoli) che sono stati in qualche modo di ostacolo alla soluzione più logica… L’immediata interruzione di tutti i lavori, di tutti gli incarichi, di tutti i vari procedimenti tecnico-amministrativi legati a quest’opera sbagliata nell’impostazione e via via diventata sempre più ingombrante e ingestibile.

Quindi…una forte esortazione al mondo politico a fare il passo che avrebbe già dovutoAnac chiede commissariamento di Cociv. Il commissario Terzo Valico: "Soddisfatti, attendiamo con fiducia" CorriereAl sostenere da tempo: chiudere definitivamente con il c.d. “Terzo Valico”, non farsi scippare i quasi sette miliardi di euro e proporre una cinquantina di “piccole-grandi opere” a carattere viabilistico-ferroviario secondo i migliori principi della “mobilità compatibile”.

RFI, anche qui è possibile citare fior di studi, da tempo ha pronte soluzioni alternative che andrebbero a migliorare il trasporto locale e su media distanza, puntando – veramente – sul movimento merci via treno, magari anche con incentivi e promozioni adeguate, ma… “Avec le temps tout s’en va…tout s’en va” e noi siamo sempre qui a segnalare, esortare, sperare…e poco più.
A voi comunque il dettaglio del pomeriggio, tutt’altro che scontato.

La cronaca

Fase uno

Comincia Andrea Carpi (1) Direttore Ministero Ambiente. Affronta, come tutti gli altri interlocutori, la questione dal punto di vista strettamente tecnico. Fa presente la riflessione sulle “Grandi Opere” portata avanti ormai da quattro anni in stretto contatto con le rappresentanze nazionali dei Sindaci. Ricorda l’entità delle questioni in ballo e ne sottolinea il carattere di “grosso tema su cui riflettere” (bene…finalmente qualcuno se ne accorge, n.d.r.). Sul caso specifico della galleria dei “Giovi” fondamentale per il completamento del c.d. “Terzo Valico ferroviario Alta Capicità / Alta Velocità Ge-Mi” rimanda gli approfondimenti in dettaglio agli altri tecnici, confermando la sua competenza (e, a giudicare dall’atteggiamento, il suo interesse) sullo specifico tema. Fa presente che “non è stato semplice determinare i criteri di analisi con il “general contractor” (COCIV) collegato sempre e comunque alle indicazioni della c.d. “Legge Obiettivo””. Per fortuna oggi siamo ad una maggiore tranquillità e ad una gestione più equilibrata, anche grazie all’ “Osservatorio Ambientale”. Conferma la disponibilità, come tutti gli altri tecnici invitati, a rispondere alle domande provenienti dal pubblico.

La Commissaria dott.ssa Romano passa poi la parola al dott. Claudio Coffano (2) dell’Ufficio Ambiente della Provincia di Alessandria. Proprio lui è il delegato della Provincia di Alessandria all’interno dell’ Osservatorio Ambientale. Ricorda i risultati raggiunti, oltre all’ “Osservatorio” stesso, i molti e specifici “Tavoli tecnici di Lavoro” e l’attivazione di sportelli e occasioni multiple di incontro con i cittadini. Importante, dal suo punto di vista, la risoluzione delle questioni inerenti le fonti idriche e le falde “eventualmente intaccate (sic)” del Serravallese. Anche per gli scavi in corso, proprio per monitorare in continuum la situazione, si è costituito un “Tavolo di indagine geologica” finalizzato all’analisi delle “pietre verdi”, delle presenze concentrate e disperse di amianto, anche in altre matrici (tra cui le “marne “).
Prosegue l’illustrazione tecnica, sempre all’interno dei dieci minuti concessi, il dott. Edoardo Guerrini (4), da poco responsabile del settore “Cave e Miniere”. Sue le comunicazioni riguardanti il ‘Piano di Gestione dei Materiali Litoidi’. In sostanza, la fase di analisi delle caratteristiche dei materiali, dei controlli e delle metodologie di conferimento. Tutte attività attinenti i compiti della c.d. “Polizia Mineraria”. “Seguiamo – è sempre Guerrini a comunicarlo – tutte le fasi di intervento fino al pieno ripristino dei siti e alla loro rinaturazione.

Copia di Legambiente Val Lemme e Ovadese: "Terzo Valico: sessanta milioni di...marchette?" CorriereAlAncora “in velocità” si passa alla breve relazione del dott. Angelo Robotto (5), direttore dell’ARPA del Piemonte. La prima stoccata è per chi si aspettava “grandi novità”…. “La metodologia di approccio alle rocce – e all’eventuale presenza di elementi pericolosi – è in linea con quella utilizzata in Liguria.” Su questo tema ritornerà durante le risposte al pubblico, ribadendo il concetto che “sarebbe opportuno un approccio differente, con sminuzzamento completo del materiale e successive indagine dettagliate ma la legge italiana prescrive altro, limitandosi ad interventi su blocchi di misure anche concistenti”. Da approfondire.
Interviene poi il dott. Massimo D’Angelo (3), titolare a livello ministeriale centrale delle procedure di intervento in materia di amianto. Ci ricorda che il Ministero dell’Ambiente lavora dalla sua istituzione al perfezionamento delle procedure di “Valutazione del Rischio” e alle relative “Misure di Gestione del Rischio” . Viene ribadita la particolare attenzione dei “nostri tecnici” a bloccare ogni situazione collegata in qualche modo alla “dispersione di fibre”. Rammenta che ci possono essere “differenti risposte pur in presenza di una medesima patologia e che ci possono essere più condizioni (a volte molte diverse fra loro) di esposizione a fibre d’amianto “ (viene citato il classico “polverino” Eternit ma anche i pressati utilizzati per l’edilizia o per le tubature idriche.). Termina la prima fase di comunicazione la dott.ssa Marina Ruvolo (6) che si affretta a rassicurare con un “ci preoccupiamo di verificare le condizioni migliori di ambiente di lavoro sia nelle località di scavo, sia in tutti i luoghi di trattamento, trasporto e lavorazione intermedia”. Ricorda i filoni principali di attività dello SPRESAL in questo campo: “controllo di presenza di inquinamento nell’aria, verifica di presenza di gas o materiali dispersi in galleria, verifica degli impianti” Le modalità di verifica, continua la dott.ssa Ruvolo, “sono state coordinate con quelle dei colleghi di ASL Toscana ed Emilia Romagna, proprio in concomitanza con i lavori della TAV Bologna-Firenze”; prevede che queste “procedure”, di origine tosco-emiliana diventeranno a breve “Linee guida” per provvedimenti governativi ad hoc . Tiene a precisare che c’è sempre un forte e continuo coinvolgimento delle maestranze in tutti i processi.

Fase due

Riprende la parola da dott.ssa Romano e fa presente, per sommi capi, i contenuti Terzo valico nuovadell’opuscolo: “GESTIONE DEL RISCHIO AMIANTO NEL TERRITORIO DEL TERZO VALICO “; ricorda che si è lavorato per più di due mesi sul documento e che “pieghevole”, “materiale nel sito internet” e “monitors informativi” sono investimenti importanti ai fini dell’informazione corretta e completa. Il tutto si può trovare su http://commissarioterzovalico.mit.gov.it . L’obiettivo, più volte esplicitato, è quello di arrivare alla totalità della popolazione delle zone interessate dalla “grande opera” oltre che a tutti i “portatori di interesse”. Ricorda, tra una frase e l’altra, che “l’amianto è presente in natura ed è dannoso per la salute solo se viene respirato”. Su questo non tutti gli studi scientifici concordano, anzi è assodato che oltre una certa soglia l’ingestione di fibre provoca problemi seri (cancerogeni e teratogeni) in tutti i soggetti analizzati. Ma andiamo avanti.

Ci rammenta, anche questo per l’ennesima volta, che “prima di iniziare gli scavi si sono fatte le cose per bene, con indagini sulle rocce e su modelli appositamente predisposti”. Siamo ormai in una fase in cui, secondo Iolanda Romano, abbiamo “praticamente analisi e controlli continui”. “Ogni 10 gg. in media vi è un confronto fra tecnici di COCIV e dell’ARPA rispetto ai risultati ottenuti che tiene conto delle risultanze”. Per esempio “quando si è verificata una quantità superiore ai 1000mg/m3 in Liguria, passando quindi al livello di “rifiuto pericoloso” si è agito di conseguenza” (con chiusura temporanea del cantiere e avvio del materiale pericoloso a discariche tedesche, n.d.r.). Anche le “foto di cantiere” vengono condivise fra ARPA e ASL e, se del caso, si opera per rallentare, variare o – anche – interrompere le modalità di scavo. “D’altra l’esperienza di questi mesi ci conferma – prosegue la Commissaria – che è possibile lavorare senza nessuna fuoriuscita di fibre” e comunque sempre all’interno dei dati di legge consentiti.

La dott.ssa Romano passa poi ad esaminare alcune “slides” riguardanti l’attrezzatura di contatto con il fronte di scavo e, soprattutto, le tre distinte aree di lavoro che riguardano l’intera galleria: area 1 “contaminata”, area 2 “processo di decontaminazione”, area 3 “parte libera da fibre e altri inquinanti”.
Ricorda infine che il limite massimo che si sono autoimposti i vari operatori (non ancora normato dalla legge italiana in modo ufficiale) è di “una fibra di amianto per litro”. Illustra poi caratteristiche delle tre differenti aree e dei veicoli destinati al trasporto, anch’essi monitorati, registrati, segnalati con una “R” e “tracciati” fino all’area di deposito finale.
Sempre la dott.ssa Romano anticipa una delle possibili domande da fare ad uno dei tecnici esperti (il dott. Guerrini) e chiede “Quali siano i passaggi autorizzativi in Piemonte riguardanti tutto il movimento rocce dallo scavo al conferimento finale”. Passa poi a ricordare che sono già in azione “centraline di rilevamento a rete” che servono per tenere tutto sotto controllo. In questa scansione: 1’ punto sentinella, 2’ punto nella prima cintura, 3’ punto nella seconda cintura.
Ovviamente si rimanda a dettagli cartografici che, al momento, non sono ancora visibili ma che, evidentemente, “esistono, e sono alla base dei controlli”.

In tema di “ricerca di fibre e controlli collegati”, la dott.ssa Romano segnala di aver risposto ad una sollecitazione proveniente da ARPA, dalla comunità degli undici Sindaci coinvolti nell’opera e dallo stesso “Osservatorio”, in merito alla possibilità di estendere i controlli oltre che a rocce non metamorfiche “serpentiniti” , anche alle “marne sedimentarie”. E, aggiunge, “hanno avuto ragione loro”. Effettivamente si è trovato amianto in fibre disperse anche nelle marne del “piano serravallese” e, come vedremo dopo, anche in tutti i conoidi a valle fino alla periferia di Alessandria. Comunque, a mo’ di intermezzo, anche a questo punto della comunicazione della Commissaria ci becchiamo il nostro “Beh,… fino ad oggi mai situazioni di rischio per cittadini e ambiente”. E a riprova di quanto sia efficiente l’insieme, ricorda che “i dati sono pubblicati in tempo reale sui monitors, oltre che sul sito del Commissario; caricati in continuum da COCIV e ARPA”.
Vorremmo saperne di più su questo passaggio ma il direttore dell’ARPA Alessandria (dott. Maffiotti) ci rassicura “ci stiamo lavorando e, a breve, sarà tutto perfettamente in funzione”.

Fase 3

A questo punto inizia il “giro di domande e risposte” che tanto sta facendo discutere. Vediamo cosa è realmente successo. Prima, però, un rapido accenno alla “conquista dei Sindaci” con l’allargamento dell’Osservatorio ad un membro dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e ad altre figure di collegamento con il territorio, oltre al trasferimento (già comunicato diverse volte, da Roma ad Alessandria) della sede dell’ “Osservatorio” medesimo.
Inizia Massimo D’Angelo a rispondere su “caratteristiche e livelli di rischio riferiti all’amianto”. Fa riferimento all’Organizzazione Mondiale della Sanità e ribadisce un concetto che, comunque, lascia perplessi i più… “L’inalazione di una o poche fibre è sinceramente irrilevante con casistiche da uno a cento (“range” parecchio ampio) su diecimila con punte verso l’alto solo se in presenza di una esposizione continua”. Quindi, annotatevelo bene, “la frequenza di esposizione è importante…anzi fondamentale”. Va anche oltre e fa presente che, a fronte di decessi dovuti sicuramente ad altri fattori, “quantità di fibre consistenti rilevate nell’insieme dell’apparato respiratorio, trovate post mortem, in realtà non hanno portato a malattie specifiche correlabili”. Ribadisce comunque che è importante il “principio di massima cautela” e che “anche solo una fibra per litro in più dell’unità puo’ essere pericolosa”.
Ad un’altra domanda risponde, invece, direttamente il direttore ARPA Piemonte, dott. Robotto (da questo momento in poi tra i protagonisti della kermesse). “Sono affidabili i responsabili dei vari enti, tra cui l’ARPA mdesima, se di nomina politica?”. Questa la domanda, ricca di insidie. Ma il dott. Robotto risponde con tranquillità: “Sono stato nominato da una Giunta Regionale e confermato da un’altra di altro ‘colore’ tra l’altro avendo profili tecnici specifici ‘a prescindere’”. Ma va oltre il dott. Robotto: “Anche in presenza di forzature o inerzie di sorta l’insieme della struttura assicura abbondantemente tempi, modalità e risposte indipendenti, precise e accurate”. D’altra parte ci troviamo di fronte, nel solo Piemonte, a ben 180 elementi a tutti gli effetti con profili da “Ufficiale di Polizia Giudiziaria”. Quindi… massima garanzia.

Ancora più insidiosa la nuova domanda, prontamente proposta – senza commenti di sorta, come ‘tecnica comunicativa’ prescrive – dalla dott.ssa Romano. “Come mai le analisi le fa COCIV? Non siamo in presenza di un conflitto di interessi fra ‘controllore’ e ‘controllato’?” . Qui intervengono sia il dott. D’Angelo che il dott. Guerrini e fanno presente che, anche per motivi economici oltre che di competenza normativa, “si interviene con controlli sui ‘controllori’ di primo livello”. Si affrettano a precisare che questa modalità è specifica “di tutti i campi di interesse ambientale “. In sostanza “il ‘Rapporto di Sicurezza’ viene redatto dal gestore, … il ‘soggetto pubblico’ si limita a controllare”. Interessante e, per i più, concetto del tutto nuovo. “Questo – d’altra parte – è un sistema adottato da tutte le ARPA a livello nazionale”, è di nuovo il dott. Robotto ad intervenire e, per non tediare troppo, ‘passa la palla’ al dirigente dell’Ufficio Ambiente dell’Ente Provincia di Alessandria, dott. Coffano. Lapidaria la sua comnicazione: “In realtà il consorzio COCIV non fa controlli, li fa fare al Politecnico di Torino con fondi COCIV. Non potrebbe essere diversamente dato il numero elevatissimo di campioni da analizzare”. Viene anche fatta una affermazione che ai più è sfuggita…ma importante: “Per un corretto approccio da ‘economia di scala’ è improponibile far fare solo controlli a ‘terzi’”. In sostanza si tratterebbe di spese non sostenibili da una figura ”pubblica”.

Dopo una domanda facilmente “risolta” dal dott. Guerrini riguardo le discariche per rifiuti tossico-nocivi (e quindi per l’amianto superiore a 1000mg x Kg), contestualmente alla già – parzialmente – nota informazione riguardante due “treni” di scorie amiantifere tossiche spedite in Germania dalla Liguria circa un anno fa), si passa ad altro. A questo punto della ‘fase 3’ a intervenire sono l’ing. Cassola, il dott.Defilippi e il dott. Maffiotti, direttamente chiamati in causa dal loro dirigente regionale ARPA. La “question” stavolta riguarda il grado di convergenza fra analisi Arpa e COCIV e, anche qui, senza problemi si è arrivati a risposte ‘tranquillizzanti’. “I nostri ‘contro-campionamenti’ hanno in larga parte (sic) confermato i dati COCIV-studi collegati.
“E ancora: “Sempre e comunque sotto i 200mg x kg, quindi largamente al di sotto dei limiti di legge, anche in formazioni sedimentarie marnose” (dott. Defilippi). La dott.ssa Ruvolo, di rinforzo, ricorda che dai controlli SPRESAL “grossi problemi non sono mai stati rilevati” con picchi da 1 a 4 fibre in galleria, comunque nella norma dato il trattamento previsto, per mezzo di controlli “quasi (sic) settimanali”. “In particolare – è sempre la dott.ssa Ruvolo a comunicarlo – nelle località di Fraconalto e Voltaggio, con controlli una volta alla settmana, non si sono mai avuti problemi di sorta”. Riprendendo poi la parola il dott. Guerrini, appena uscito da una attività ventennale riferita a cave per rifiuti pericolosi, ricorda che comunque “i rifiuti amiantiferi non sono di certo i peggiori”. La gestione della “discaricadi Barricalla” nei pressi di Torino, ne è un classico esempio. Tra l’altro su questo passaggio si è verificata una “strana” sottolineatura da parte dell’ing. Coffano che ha ricordato al dott. Guerrini che, ormai, non viene nemmeno più dato il 10% alla Provincia di competenza ma “va tutto alla Regione”, E Guerrini non ha potuto che annuire. (…”Regione pigliatutto” verrebbe da aggiungere, n.d.r.).

Si arriva poi ad una delle domande che ha fatto sobbalzare sulla sedia non pochi dei partecipanti (in massima parte amministratori e addetti ai lavori… con poca partecipazione dei semplici ‘cittadini”): “E’ vero che stanno per essere usate ‘cariche esplosive’ in alcuni scavi data la particolare durezza della matrice da intaccare?”. In questo caso la risposta è stata della dott.ssa Ruvolo dello SPRESAL che ha segnalato perplessità – debitamente comunicate – di ASL e ARPA sulla specifica eventualità. Tra l’altro, oltre a problemi di vario genere riguardanti le zone 1 e 2 di scavo si teme “per eventuali fuoriuscite non controllabili all’esterno di materiale contenente elementi pericolosi tra cui fibre di amianto”. Sempre in relazione alle ipotizzate “esplosioni”.

Una domanda, verso fine incontro, al dott. Carpi: “Quanti materiali sono complessivamente prevedibili?”. La risposta non è con un “totale” diretto ma con una serie di operazioni logiche: “Visto che la sezione di ogni singola canna di galleria è di circa 60 m2 , la “valutazione della probabilità” di raccolta materiale su circa 32 km è la seguente: 12 km con rischio trascurabile (720.000 m3), 20 km con materiali con residui classificati fra “medio-bassa” e “alta” (1.200.000 m3). “A voi le valutazioni”. Su questo riprende la parola il dott. Maffiotti, ricordando che vengono fatti due tipi di campionamenti da parte ARPA, uno “concordato” e l’altro”a sorpresa”, entrzambi a norma di legge. Inoltre fa presente che, in media, ogni 6.000 m3 viene effettuato un campionamento e che per l’intero 2016 assommano a ben 165 i campioni analizzati da ARPA.

E’ possibile anche ufficializzare un dato spesso non definito: “Dalla decina di cantieri attivi escono giornalmente circa 800 (ottocento) mezzi al giorno con tracciamento di itinerario fino al conferimento definitivo”. Sempre il dott. Maffiotti fa comunque presente che: “non possiamo in ogni caso controllare tutto ma solo ‘a spot’” Riprende poi la parola il dott. Robotto per una risposta ad una domanda delicata fatta dall’assessore al Comune di Alessandria Claudio Lombardi. Il problema evidenziato riguarda le modalità di analisi dei campioni. “Io stesso – ha ribadito il dott. Robotto – nel 2015 ho firmato la lettera con la quale si diceva che il metodo previsto dalla legge 161 del 2012 non era efficace”. Il Ministero dell’Ambiente recepì la richiesta con una “determina” del settembre 2015 che “imponeva le nuove regole al Cociv”, addirittura ribadite nel marzo dello scorso anno ma, non si sa come, il consorzio duramente colpito dalle inchiesta giudiziarie nell’autunno scorso, continua a fare come se niente fosse, appigliandosi a norme per lo meno discutibili.

La penultima domanda – ormai alle 20 di sera – riguarda i possibili costi aggiunti. “Chi pagherà i maggiori costi per le procedure non ordinarie?”. A questa richiesta risponde direttamente la Commissaria dott.ssa Iolanda Romano:”Beh…gli eventuali maggiori costi saranno comunque all’interno degli stanziamenti previsti dalle norme a disposizione… e comunque a carico dello Stato”. Per ultimo un accenno Classifica IPR Marketing-Sole 24 Ore: Rita Rossa ancora maglia nera nel gradimento dei cittadini. Appendino miglior sindaco d'Italia CorriereAlalla richiesta della prof.ssa Rossa, Sindaco di Alessandria, riguardante “le fibre disperse in acque interne ed esterne alla cava Clara e Buona”. Il riferimento è andato alla presenza di “fibre di fondo” sia a monte che a valle della cava, per cui la questione, almeno per il momento ha trovato risposta (almeno secondo i tecnici presenti).

 

 

Fra i tecnici in sala

(1) Andrea Carpi della Direzione Ambiente Regione Piemonte e coordinatore gruppo di lavoro amianto dell’Osservatorio Ambientale, 
(2) Claudio Coffano dirigente della Direzione Ambiente Provincia di Alessandria, 
(3) Massimo D’Angelo di Asl Alessandria e direttore Centro Sanitario Regionale Amianto, 
(4) Edoardo Guerrini dirigente Settore Cave e Miniere di Regione Piemonte, 
(5) Angelo Robotto direttore di Arpa Piemonte 
(6) Marina Ruvolo dirigente Asl Alessandria, Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambiente di Lavoro.

08/04/2017 07:51:08
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