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Attualità
The Putin Interviews – di Oliver Stone. Un commento sulla prima parte
Filippo Boatti
Ieri sera 5 ottobre 2017, a partire dalle 21.15, Rai Tre (per iniziativa di Lucia Annunziata) ha meritoriamente trasmesso in prima visione assoluta in Italia la prima parte dell’ultimo lavoro di Oliver Stone. Per questa intervista-documentario - un montaggio di interviste realizzate fra il 2015 e il 2017 - al presidente russo Vladimir Putin, Stone è stato molto criticato ma, per quanto mi riguarda, si tratta di un capolavoro assoluto, un lavoro delicato e complesso e impeccabile in ogni dettaglio, fra i maggiori del pluri-premiato cineasta americano. Un capolavoro sia sotto l’aspetto cine-documentaristico che sotto l’aspetto dell’impegno politico. Vediamo perché.
 
In primo luogo Stone fa quello che i giornalisti occidentali non fanno più da molto tempo, colpevolmente, informare, essendosi conformati a una pericolosa vulgata di pensiero unico. Far sentire “l’altra campana” all’opinione pubblica è sempre fondamentale, mentre i cittadini occidentali sono sistematicamente disinformati e distratti dal sistema dell’infotainment e da un rumore di fondo che rimbecillisce i cervelli e mette in pericolo la stessa democrazia occidentale e la pace.
 
A quanto pare, per i media occidentali, la “versione” di quello che da più di 20 anni è il capo di tutte le Russie non è degna di interesse. Il che è pura follia, anche quando non la si condividesse per nulla. In primo luogo, interessa a noi italiani ed europei, conoscere meglio il mondo e il pensiero dei nostri vicini e amici storici (ancorché ufficialmente nemici nel corso della Guerra Fredda). Critici sì, ma nemici della Russia, come vorrebbe buona parte dell’establishment americano attuale, mai. Non è nel nostro interesse strategico. Questo naturalmente non vuol dire che debba essere sposata la propaganda putiniana con la sua idea di “uomo forte” o che si debba diventare dei “putiniani” di sinistra anti-occidentali. In fin dei conti, negli anni della guerra fredda c’era certamente la propaganda anticomunista ma c’erano anche l’informazione e l’approfondimento su cosa succedeva al di là del muro e su quale fosse il pensiero degli avversari. Oggi qualcuno vorrebbe riportarci alla guerra fredda, il che vorrebbe dire essere quanto mai vicini, anche più che in passato, a un nuovo e definitivo conflitto mondiale.
 
Quindi perché stupirsi se Stone, un sincero liberal radicale, preoccupato e quasi disperato per la pericolosa politica espansionista della Nato a est, sospinta dalla volontà imperialista degli Stati Uniti, fa dire allo stesso Putin quello che avrebbero dovuto dire già da molti anni ai loro concittadini i media occidentali? A tutela anzitutto della nostra sicurezza. Non ci interessa Putin in quanto tale. Ma molte delle sue considerazioni sulla situazione internazionale, come spesso capita per la politica estera russa, sono di puro buon senso. Noi dobbiamo sapere quanto sia pericoloso per la pace mondiale il tentativo americano di umiliare la Russia, e di ridurla di nuovo a uno stato di servitù, facendone di nuovo un nemico, dopo essersi faticosamente risollevata dalle disastrose politiche di Eltsin, che svendette il paese a Wall Street e agli oligarchi. Forse proprio per questo il lavoro di Stone dà fastidio, più che altre volte in passato.
 
E forse, anzi certamente, dà fastidio che qualcuno ricordi che Al Qaeda e gran parte del terrorismo di matrice islamista, fino all’Isis, è stata creata proprio dagli Stati Uniti in chiave anti-russa nel segno di un disegno neo-imperialista unipolare.
 
Che lo dica l’autocratico Putin, può essere sgradevole, ma almeno il messaggio stavolta è arrivato, come un salutare sberlone che certamente farà riflettere in molti che abbiano seguito il film. E questo era l’obiettivo di Oliver Stone. Ovviamente si è tentato di screditare lo stesso Stone, accusandolo di faciloneria, superficialità e di aver fatto un favore all’avversario. Ma chi ci guadagna di più fra i due nella realtà? Apparentemente Putin è in grado di dare un ritratto edulcorato e rassicurante di se stesso. Ma in realtà ci guadagniamo di più noi, ridestandoci dalla pericolosa propaganda a cui ci hanno assuefatto i nostri governi (quelli che dovrebbero essere democratici e tutelare la nostra sicurezza).
 
Importante non è Putin ma conoscere cosa pensa la Russia, il suo punto di vista. Mai però i nostri media si soffermano a spiegarci cosa succede realmente nella politica internazionale, quali le cause reali dell'instabilità mondiale, e perché tenere conto del punto di vista dei nostri vicini russi sia importante. Le per noi necessarie riflessioni sulla pericolosità della impostazione di politica estera di Hillary Clinton (che certo ha perso la corsa alla Casa Bianca ma rappresenta bene il punto di vista tuttora operante di grande parte dell’establishment americano), i nostri media non ne hanno fatte praticamente mai. Ritenendoci dunque degli stupidotti, da indottrinare e raggirare.
 
Naturalmente stavolta il lavoro di Stone non era semplice (non era “facile” come col “compagno” Fidel dove poteva permettersi di gigioneggiare un po’ per vicinanza ideologica) e non ci si può certo aspettare che affondasse sempre il coltello di fronte a Putin, al Cremlino, ma di sicuro le domande scomode c’erano tutte ed erano assai meno convenzionali delle rituali interviste, spesso in ginocchio o ipocrite, dei giornalisti occidentali accreditati al Cremlino. C’era il rispetto ma anche la giusta tensione.
 
Stone ha poi sapientemente cercato di tirare fuori l’uomo Putin, le sue abitudini e passioni personali, concedendo inevitabilmente qualcosa all’interlocutore e al rischio dell’agiografia. Ma è stato fantastico quando è riuscito a convincere Vladimir Putin a guardare insieme “Il Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick! Solo questo meriterebbe una nomination all’Oscar…
 
Come sopra già evidenziato, si nota uno Stone molto preoccupato per la deriva del suo paese, per il fatto che anche l’establishment democratico e non solo più i repubblicani, abbiano sposato da diversi anni una pericolosa linea interventista e anti-russa, con i Clinton che hanno in Kissinger il punto di riferimento strategico, un fatto che mette a rischio la pace e la stessa tenuta democratica degli Stati Uniti, dove i democratici sono diventati neoconservatori e i repubblicani (quello che fu il partito di Eisenhower!) sono un partito di estrema destra legata al fanatismo religioso e alla lobby delle armi.
 
Negli Stati Uniti il film è andato in onda questa estate in 4 puntate su Showtime mentre in Gran Bretagna è stato trasmesso da Sky Atlantic. La Rai ha accorpato le circa quattro ore di montaggio in due puntate da due ore, il 5 e 12 ottobre alle 21.15
 
La prima parte, per chi non l’avesse vista, si può recuperare su Rai Play.
 
Attendiamo quindi la seconda parte, che verrà trasmessa sempre da Rai 3, giovedì prossimo, per avere una visione e un giudizio complessivo. Come segnala il Guardian, “Oliver Ston con questo lavoro ha reso un grande servizio alla democrazia”. E per quanto mi riguarda, io credo abbia dato anche un utile contributo alla pace, in un momento delicatissimo negli equilibri mondiali, da “agente” consapevole di quell’America che ci piace, autenticamente liberal, onesta (come Snowden) e che crede in un mondo multipolare e in una leadership morale e non aggressiva né guerrafondaia degli Stati Uniti.

Link:

Qui si può rivedere il film su Rai Play: http://www.raiplay.it/video/2017/10/Anteprima---The-Putin-Interviews---Oliver-Stone--76ad6d2e-0237-42ed-98bf-199f816bc71e.html 
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