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Il futuro del centro-sinistra
L’Europa, l’Italia e l’operazione verità
Alfio Brina

                     

“Quando la realtà non può più essere nascosta – scrive l’economista Bini Smaghi, citando Umberto Eco e Guido Carli, - rimane un’ultima cartuccia da sparare, quella del complotto esterno e del capro espiatorio, così tutti cavalcano l’idea che l’Italia sia nelle condizioni in cui si trova per colpa dell’Europa”.

Abbiamo la stessa moneta degli altri paesi dell’unione monetaria, le stesse regole giuridiche, beneficiato dai tassi d’interesse calati sui minimi storici (che hanno ridotto l’onere del debito pubblico di 4 punti di Pil con un risparmio di circa 60 miliardi di euro ogni anno). Abbiamo beneficiato di un’interpretazione flessibile delle regole fiscali, nonché di una relativa “flessibilità” nella gestione del bilancio pubblico. Con il Quantitative Easing (chiamato anche alleggerimento quantitativo) abbiamo beneficiato di un intervento della BCE nell’acquisto dei Titoli del debito pubblico a tassi molto bassi.

Nonostante queste condizioni particolarmente favorevoli, il debito pubblico continua a lievitare oltre il 133% del Pil. Il Pil cresce ad un ritmo inferiore all’1% l’anno.

Nel biennio 2012-2013 gli investimenti nel nostro paese sono calati del 16%.

E’ evidente che l’Italia non riesce a tenere il passo degli altri partner europei.

Allora bisogna andare più in profondità e chiederci quali sono le cause che impediscono alla nostra economia di crescere ad un ritmo più elevato.

I FATTORI CHE FRENANO L’ATTIVITA’ ECONOMICA SONO A CASA NOSTRA.

Essi riguardano il contesto amministrativo, quello burocratico e giuridico, la scarsa concorrenza, la corruzione dilagante, l’arretratezza della pubblica istruzione, il ritardo degli investimenti pubblici, il sistema di sovvenzioni a favore di aziende decotte, l’ingolfamento del sistema bancario, la dimensione troppo piccola delle imprese che scoraggia la ricerca e lo sviluppo, l’assenza di meritocrazia, l’evasione fiscale dirompente.

In effetti, la struttura produttiva e sociale e di riflesso l’organizzazione sindacale del nostro paese è tutta costruita sulle corporazioni a difesa dell’esistente ed è estremamente difficile realizzare riforme capaci di modificare questi assetti. Basti pensare all’Alitalia, appesantita da forti esuberi di personale e da alti compensi retributivi che hanno portato a livelli d’indebitamento insostenibili. Ai Taxisti che non vogliono concorrenti di sorta. Ai commercianti, strozzati nella loro attività dal dilagare dei centri commerciali pur tuttavia determinati nel contrastare a livello locale ogni proposta di isola pedonale e di ammodernamento dell’assetto urbano delle città che favorirebbe il rifiorire delle stesse attività commerciali. Alla riforma della Pubblica Amministrazione: la legge Madia prevede l’accorpamento delle partecipate da circa 10 mila a 1.000, ma non si riesce a sbloccare questo grumo clientelare. Alla riforma della scuola dove il corpo insegnante è ostile al passaggio da un sistema retributivo basato sull’anzianità ad uno costruito sul merito. La legge nazionale e quella regionale incentivano l’accorpamento dei piccoli Municipi, le cui esigue dimensioni demografiche impedisce loro di far fronte a qualsiasi problema, ma anche lì la resistenza sembrano insuperabile.

Per non parlare dei vari comitati del NO: NO TAV. NO terzo valico. NO gasdotto in Puglia. NO impianti di smaltimento rifiuti.

Questa purtroppo è la realtà italiana. E allora, siamo così certi che le cause dei nostri mali siano da imputare solo all’Europa come continuano a blaterare i vari Salvini, Meloni e Di Maio? Siamo sicuri che la via salvifica vada ricercata in una nostra fuoriuscita dall’Euro e dall’Unione Europea per recuperare, dicono, la sovranità monetaria per poi svalutare la moneta? E poi con quali mezzi paghiamo il nostro debito e ci rapportiamo con i nostri interlocutori internazionali con i quali scambiamo, attraverso le esportazioni, le eccellenze della produzione agroalimentare, artigianale ed industriale del nostro paese?

La vittoria di Macron in Francia è un segno positivo, dopo il Brexit inglese e l’elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti. Il vento che negli ultimi tempi aveva gonfiato le vele degli antieuropeisti, dei populisti, degli xenofobi e dei demagoghi, inizia a mutare direzione. L’Europa che Macron ha in mente di trasformare insieme alla Merkel, punta al superamento della politica di austerità per rilanciare lo sviluppo economico del continente. Essa si basa, in ogni caso, su uno sviluppo ancorato alle riforme, da realizzare e non solo da annunciare, nonché al massimo rigore nei conti pubblici. Questa è la sfida vera che attende l’Italia nei prossimi mesi. Sfida che va affrontata con serietà e senza improvvisazioni.

 

                                                                               Alfio Brina

13/05/2017 22:07:17
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