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Il futuro del centro-sinistra
Le sfide del XXI secolo. Disuguaglianza sociale e disoccupazione tecnologica
Alfio Brina
 Relazione al Seminario di “Città Futura” del 15 Dicembre 2017

Nel XXI secolo l’umanità ha di fronte a sé due sfide che rischiano di compromettere in maniera irreversibile la stabilità sociale ed i livelli di democrazia raggiunti attraverso secoli di storia, sono la diseguaglianza sociale e la disoccupazione tecnologica indotta dal diffondersi dell’informatica e della robotica in ogni branca di attività umana.

LA DISUGUAGLIANZA SOCIALE

Già l’economista francese Thomas Piketty, nel suo libro “Il capitale nel XXI secolo”ha messo in evidenza come la ricchezza mondiale si vada sempre più polarizzando su una percentuale minima di possessori e come tale disuguaglianza abbia un prezzo alto in termini di indebolimento della coesione sociale, di tassi di criminalità e di comportamenti rischiosi per l’individuo e potenzialmente costosi per la società.

“Il capitalismo produce automaticamente disuguaglianze insostenibili, che rimettono in questione dalle fondamenta i valori meritocratici sui quali si reggono le nostre società democratiche”. “ Lo 0,1% più ricco del pianeta, (il millile) vale a dire 4,5 milioni di adulti su 4,5 miliardi, possiede un patrimonio netto medio dell’ordine di 10 milioni di euro, cioè quasi duecento volte il patrimonio medio a livello mondiale (cioè circa 60.000 euro per adulto), corrispondente a una quota del 20% nella composizione del patrimonio totale: ” (Piketty, op. c. pag.678).

Joseph Stigliz, premio Nobel per l’economia nel 2001, sulla disuguaglianza dice: “Mentre storicamente i salari sono aumentati parallelamente alla produttività, negli ultimi anni il collegamento tra i due indicatori è saltato, con le retribuzioni ferme nonostante la produttività cresca”.

“Non è solo aumentato il potere di mercato delle imprese, è anche diminuito il potere di mercato dei lavoratori. A causa del declino dei sindacati, di un cambiamento nella struttura della contrattazione, nella normativa sul lavoro e dell’interpretazione che ne danno i tribunali, e della globalizzazione.

Con il denaro che si sposta verso il vertice della piramide economica, la domanda aggregata si indebolisce. E la debolezza della domanda scoraggia gli investimenti, compresi quelli in ricerca e sviluppo. Si mette in moto un circolo vizioso”,

 

LA DISOCCUPAZIONE TECNOLOGICA

 

I diversi centri studi internazionali prevedono il diffondersi di una disoccupazione indotta dall’estendersi in ogni settore e comparto dell’attività umana dell’informatica, dell’automatismo e dei robot destinati a sostituire il lavoro umano: la disoccupazione tecnologica. E’ un processo strisciante, in atto ormai da qualche decennio.

 

 

IL SETTORE PRIMARIO: L’AGRICOLTURA

 

Dopo la seconda guerra mondiale il settore primario: l’agricoltura, ha registrato in Italia una profonda rivoluzione, da circa il 50% degli occupati è scesa a poco più del 3,5% con un travaso occupazionale riversatosi prevalentemente sul settore secondario (industria). L’agricoltura, grazie allo sviluppo industriale, che ha portato la meccanizzazione nel settore, si è notevolmente modernizzata nell’organizzazione del lavoro e nella specializzazione qualitativa dei prodotti. L’azienda agricola è andata assumendo dimensioni più estese, stimolata da una legislazione che favoriva l’accorpamento dei terreni agricoli confinanti. Sono così scomparse le piccole aziende a conduzione familiare. L’industria alimentare a sua volta si è integrata con le attività agricole, affermandosi nel comparto lattiero-caseario, in quello vitivinicolo, nel trattamento e conservazione della carne, in quello dell’oleificio, ecc. Nel frattempo sono scomparse produzioni come la barbabietola da zucchero estesasi in Europa nell’Ottocento per volontà di Napoleone per aggirare le sanzioni imposte dall’Inghilterra alla Francia sulla vendita dello zucchero da canna prodotto nei paesi dell’America Latina. La coltivazione delle barbabietole era finalizzata alla trasformazione in zucchero e in mangime per gli animali, essa è stata sostituita, in parte, con l’estensione delle colture del mais e della soia, utilizzabili sia nel settore alimentare che in quello farmaceutico. Lo zucchero di canna ha sostituito quello estratto dalle barbabietole.

Negli ultimi anni, circolando per il territorio non è raro scorgere ampi terreni, una volta dediti all’agricoltura, disseminati di impianti foto-voltaici, convertiti alla produzione di energia elettrica.

 

IL SETTORE SECONDARIO: L’INDUSTRIA

 

Dalla fine degli anni ’80, il comparto industriale ha raggiunto livelli di saturazione occupazionale e anziché assorbire mano d’opera ha finito col cederla al settore terziario (commercio e servizi).

Anche nella plaga alessandrina molte attività produttive sono scomparse. Dal settore calzaturiero a quello argentiero, ridotto il cappellificio, scomparso quello del legno, la fabbrica delle pompe sommerse, l’industria della carpenteria in ferro e della chimica secondaria, chiusa l’attività dello zuccherificio di Spinetta M. Reggono la chimica primaria (ex Montecatini) e la gomma (Michelin)

Con la globalizzazione l’industria italiana è stata interessati da due processi, da un lato le multinazionali straniere, non solo occidentali: USA, Inghilterra, Francia, Germania, ecc, ma anche Russia e Cina, oltre ai Paesi islamici. Le multinazionali di questi Paesi masse di risorse finanziarie, derivanti prevalentemente dalla vendita del petrolio o dalle loro esportazioni (Cina), per acquistare partecipazioni industriali, immobili, catene di magazzini, grandi alberghi e interi isolati delle città del continente. Per l’Italia basti ricordare la Pirelli il comparto agro-alimentare, il tessile, l’alta moda, l’informatica, la telefonia, le società sportive ecc.

Dall’altra la delocalizzazione di nostre unità produttive, segnatamente il comparto calzaturiero e la lavorazione della pelle oltre al legno e al metalmeccanico, il settore della gomma e della chimica, oltre alla produzione e lavorazione dei tessuti, confezione e alta moda, verso i paesi dell’est europeo: la Slovenia, la Croazia, l’Albania, la Romania, oltre alla Cina e alla Turchia e i paesi del nord Africa come la Libia, il Marocco, la Tunisia e l’Algeria. Delocalizzazioni attratte da agevolazioni fiscali, dal basso costo della mano d’opera, dall’assenza di sindacati e da una legislazione più permissiva in materia di vincoli ambientali.

Il fenomeno della de-industrializzazione in Piemonte ha interessato in particolare città come Torino, Biella, un po’ meno le plaghe ad economia più diversificata come Cuneo, Vercelli, Alessandria, Novara ed Asti.

Il convergere di questi due processi hanno accelerato la riorganizzazione aziendale sul piano interno portando ad un’espulsione dai processi produttivi di parte di mano d’opera.

Recentemente il Governo ( Il ministro Calenda) ha lanciato il “Piano Industriale 4.0” che si propone, attraverso tutta una serie di incentivi fiscale nonché di investimenti diretti nella “Banda larga” e sulla sua estensione su tutto il territorio nazionale, di estendere l’informatizzazione a tutte le attività produttive. Si tratta di affrontare in maniera organica le nuove sfide imposte dalla 4° rivoluzione industriale: quella dell’automazione e dell’informatica che stiamo vivendo.

L’Istat segnala che nel 2015, anno in cui hanno cambiato cittadinanza marchi storici come Pirelli e Ansaldo Breda, le aziende a controllo estero sono aumentate di 438 unità. Rialzo che ha portato il giro d’affari a crescere di 6 miliardi. E ancora una volta a primeggiare sul nostro territorio sono gli Stati Uniti. Ormai le aziende sotto controllo straniero sono 14 mila, danno lavoro a 1,3 milioni di persone, investono 12 miliardi l’anno e generano un fatturato di quasi 530 miliardi. Gli USA hanno all’attivo sul territorio italiano oltre 2.340 imprese. Seguono tedeschi e francesi. Le imprese italiane all’estero sono 22.800 distribuite in 173 Paesi per un fatturato di 13 miliardi l’anno.

 

IL SETTORE TERZIARIO: COMMERCIO E SERVIZI

 

Negli ultimi decenni anche il commercio è stato oggetto di una profonda rivoluzione, con il diffondersi delle grandi catene distributrici a struttura verticale, che ha modificato radicalmente l’intero settore portando alla chiusura dei tradizionali negozi e botteghe, dal lattaio al salumaio, reggono a stento i negozi di abbigliamento e le panetterie. Mentre gli addetti al commercio minuto sono confluiti, in parte, nelle attività di Bar e ristorazione, il diffondersi dei “Deors” in ogni strada e piazza delle nostre città, sono la conferma di questo processo in atto. L’Italia è tutto un “Deor”.

 

Negli ultimi tempi il settore distributivo è oggetto di un’ulteriore rivoluzione indotta dal diffondersi delle vendite ON LINE con le ordinazioni, effettuate tramite computer o telefonini, scelte sulla base di beni di consumo visibili attraverso gli stessi strumenti elettronici. Queste nuove forme di vendita, con recapito dei prodotti acquistati direttamente a domicilio, previo pagamento anticipato per mezzo elettronico, sta raggiungendo il 15% delle vendite complessive. Si tratta di una nuova organizzazione commerciale che si sovrappone ai centri di vendita esistenti riducendone il loro giro d’affari.

 

TERZIARIO AVANZATO

 

Il terziario avanzato, a differenza del terziario così detto maturo che si occupa di attività tradizionali ad esempio attività professionali, banche, assicurazioni oltre alla distribuzione, è maggiormente aperto alle innovazioni soprattutto di tipo tecnologico. Esso comprende i rami dell’elettronica, delle telecomunicazioni, della pubblicità, della meccanica di precisione. In tali campi il terziario più che svolgere un’attività di distribuzione e amministrazione è rivolto a predisporre la produzione sia come ricerca scientifica-tecnologica che come servizi acquistati per la stessa.

La diffusione dei computer a livello familiare ed individuale e dei telefonini di ultima generazione ha segnato la scomparsa dei negozi di fotografi e ridotta l’attività dei tipografi, mentre ha favorito l’estendersi di una rete per riparazione e ricambi di questi ultimi prodotti, fra l’alto in continua evoluzione dal punto di vista tecnologico.

Il diffondersi dell’informatica e di Internet, ha determinato un ridimensionamento del numero degli addetti nei settori tradizionali della produzione: agricoltura, industria e commercio, intaccando la stessa organizzazione del settore assicurativo, bancario, della Pubblica amministrazione e delle Poste.

Il comparto Sanitario è stato quello maggiormente interessato dalle continue innovazioni scientifiche e tecnologiche che hanno interessato la farmaceutica, la diagnostica, la cardiologia, l’ortopedia e la chirurgia. Certi interventi chirurgici vengono effettuati dai Robot, l’industria farmaceutica è in grado di fornire protesi antirigetto sostitutive di organi umani.

Gli Ospedali sono diventati strutture sempre più complesse che richiedono dimensioni ottimali tali da rendere inadeguati i piccoli Ospedali. Questa rivoluzione tecnologica ha portato ad drastica riduzione della degenza per i pazienti, determinando una relativa riduzione dello stesso personale impiegato.

I processi di automazione hanno interessato anche attività come l’Industria Edilizia, settore tradizionalmente ad alta intensità di mano d’opera. Il settore edilizio è stato a sua volta colpito dalla bolla speculativa degli anni passati che aveva determinato una sovrapproduzione di case a costi medio alti non allineati con l’andamento della domanda di alloggi, raffreddata dalla crisi economica. Questa sfasatura è alla base della stessa crisi bancaria. Molti immobili non sono stati venduti e gli stessi, dati in garanzia alle Banche, hanno subito una drastica svalutazione.

Nonostante il profondo processo di trasformazioni, l’Italia si colloca ancora in Europa come paese ad alta capacità manifatturiera, dopo la Germania, anche se è evidente come il numero degli occupati nelle aree produttive si vada restringendo.

Stando alle tabelle pubblicate nel libro di Piketty, nel 2012 l’impiego di mano d’opera per settori di attività nei paesi altamente industrializzati era il seguente:

Agricoltura 3%, Industria 21%, Servizi 76%.

La crisi drammatica, politica e sociale che stiamo vivendo nei paesi industrializzati come l’Italia affonda le sue radici in questo processo in atto. La finanziarizzazione dell’economia accentua le disparità sociali ed accresce la disuguaglianza, mentre la tecnologia sostituisce la forza lavoro e crea disoccupazione.

Inoltre, nelle economie mature, come quelle dei paesi europei e del Nord America, si vanno raffreddando anche i ritmi di crescita annuale del PIL. Pensare ad incrementi oltre il 4 - 5 % è fuori dalla realtà. Tali percentuali sono prevedibili per i paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina che presentano ancora sacche di arretratezza molto marcate.

 

IL FENOMENO MIGRATORIO

 

In questo contesto si è inserito prepotentemente il fenomeno migratorio che vede confluire nei paesi occidentali migliaia di migranti, forza lavoro che va a sostituire mano d’opera originariamente indigena: gli indiani e pakistani nel settore zootecnico, albanesi, rumeni e magrebini in quello edilizio; i migranti provenienti dall’America latina e dall’Asia: filippini, prestano lavoro nelle abitazioni come colf o badanti agli anziani.

Viviamo un fenomeno accelerato di migrazioni. Si parla di 65 milioni di persone in movimento. Alcuni studiosi calcolano che dal 1870 al 1913 furono 100 milioni a mettersi in movimento su una popolazione mondiale che era di un miliardo. Il processo allora interessò le due Americhe, l’Australia, nonché la colonizzazione dell’Africa. Con i migranti che partivano dai paesi del nord Europa, dalla Germania, dall’Italia, dalla Grecia, dalla Spagna. Oltreché dalla Cina e dall’India.

 

IL TOURNOVER SI E’ INCEPPATO

 

Il così detto “tour nover”, che consentiva la sostituzione del personale in età pensionabile con l’entrata nel ciclo produttivo di nuove generazioni, è notevolmente rallentato, anche per effetto di provvedimenti legislativi tesi a prolungare l’età lavorativa degli occupati per assicurare loro una pensione dignitosa senza compromettere l’equilibrio dei bilanci degli Istituti di Previdenza come l’INPS. (Legge Fornero).

Su una massa di occupati di circa 23 milioni di persone, considerando un ciclo lavorativo medio individuale di 40 anni, si stima che il ricambio, ogni anno interessi circa 500 mila occupati in uscita dal ciclo produttivo e di conseguenza altrettanti in entrata per la loro sostituzione. In realtà la contrazione occupazionale ha ridimensionato il flusso delle unità lavorative in entrata.

 

IL WELFARE STATE NELLA SORIA

 

La globalizzazione non è una novità, il XIX secolo ha visto il sorgere della globalizzazione in una forma che si avvicina a quella moderna. L’industrializzazione ha consentito la produzione a basso costo di oggetti domestici sfruttando economie di scala, mentre la rapida crescita della popolazione ha creato un’intensa domanda di beni di consumo: case, auto, camion, trattori, treni, navi, telefoni, ecc. Nello stesso periodo sono sorte istituzioni fondamentali. L’occupazione in campo industriale ha fatto sì che molti lavoratori si trovassero ad affrontare una situazione in cui disoccupazione, malattia o pensionamento significavano una perdita totale di reddito. Verso la fine del XIX secolo e agli inizi del XX, questo ha portato alla creazione dell’indennità di disoccupazione, dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, della tutela contro le malattie e delle pensioni di anzianità. In Germania, nazione che ha aperto la strada, i motivi che hanno portato all’introduzione del sistema bismarchiano di previdenza sociale, erano diversi: la necessità di mantenere stabilità politica e sociale davanti alla crescita delle organizzazioni dei lavoratori e alla diffusione delle idee socialiste.

Nel 1881 L’Imperatore tedesco Guglielmo I - su indicazione del Cancelliere Bismark- propone un’assicurazione sociale di vecchiaia che entrerà in vigore nel 1889. Seguiranno, negli anni successivi, l’Austria, l’Ungheria, la Danimarca, la Finlandia, la Spagna, la Nuova Zelanda, il Belgio, la Francia, l’Olanda. La Svezia, La Grecia, IL Regno Unito, la Norvegia, poi, negli anni ’30 gli Stati Uniti.

In Italia, il Welfare State viene introdotto negli anni ’30. L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale è stato istituito nel 1933. Ente di diritto pubblico con gestione autonoma; ad esso fa capo la tutela previdenziale dell’invalidità, della vecchiaia e dei supestiti nei confronti di tutti i lavoratori dipendenti del settore privato. Inizialmente il sistema era a “ripartizione” alimentato dai contributi previdenziali. In seguito sono confluite nella gestione Inps le funzioni previdenziali di altri Istituti di previdenza dei lavoratori autonomi; ultimamente anche quelle degli statali. Lo Stato non ha mai accantonato gli oneri previdenziali per i propri dipendenti iscrivendo nei bilanci di parte corrente dei ministeri di competenza i costi per i dipendenti in servizio e gli oneri finanziari da corrispondere ai pensionati del Pubblico Impiego. Con i provvedimenti di riforma previdenziali degli anni ’90 si è passati dal sistema “ a Ripartizione” a quello “a Contribuzione”. A partire dalla data della riforma la pensione di ogni individuo viene rapportata ai versamenti effettuati nel corso della propria vita lavorativa. Si versa il 33% della retribuzione per maturare 15 anni di pensione (aspettativa di vita media a fine lavoro). Bisogna versare contributi per 45 anni che diviso per tre da 15.

         

 

DISUGUAGLIANZA SOCIALE, NUOVE POVERTA’, DISOCCUPAZIONE TECNOLOGICA

 

La tecnologia non ha ridimensionato la capacità produttiva nei tre settori tradizionali, né ridotto la ricchezza prodotta. Quello che si è inceppato è il meccanismo di distribuzione del reddito, per secoli, assegnato all’organizzazione del lavoro attraverso l’erogazione di salari e stipendi.

Che fare? Il problema non riguarda più solo la distribuzione fiscale, né tanto meno l’esigenza di ingaggiare una nuova lotta di classe contro chi poi?

Bill Gates propone di tassare i “Robot” per ricavare da questi automatismi che scacciano gli umani dal ciclo produttivo le risorse necessarie per alimentare un “Reddito di cittadinanza”. In realtà l’introduzione dei robot ha già avuto un impatto positivo nella riduzione dei costi dei vari beni di consumo.

Il “Reddito di Cittadinanza” non esiste in nessun paese del mondo. Recentemente, uno dei fondatori di Facebook, Chris Hughes ha stanziato un milione di dollari per avviare, in via sperimentale (un anno), una forma di “Reddito di cittadinanza” 500 dollari al mese per tutti nella città di Stockton (300 mila abitanti) collocata nella Silicon Valley (fonte Venerdì di Repubblica del 10 novembre 2017, pag. 25).

 

In Italia il problema è stato posto con la legge Jobs Act che prevede il reddito minimo, ma non esiste ancora il Decreto attuativo.

Il Presidente dell’INPS, Boeri nell’ottobre 2015, ha presentato un progetto per istituire un “Reddito minimo” per i nuclei familiari in condizioni di forte disagio economico in cui sia presente un componente con più di 55 anni (Sostegno inclusione attiva55). La proposta consiste nell’istituire un importo massimo di 500 euro mensili.

La legge di stabilità del 2016 ha istituito un fondo pari a 600 milioni e a 1 miliardi per il 2017 destinato a finanziare un piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

L’Economista statunitense James Tobin, sosteneva che:” La spesa per assistenza può e dovrebbe essere erogata in modo tale da non spingere i beneficiari fuori dal mercato del lavoro o non dare un incentivo a farlo. Il nostro attuale sistema (americano) di trasferimenti pubblici fa esattamente questo, causando sprechi inutili e demoralizzazione”. In America, è stato verificato che una famiglia numerosa aveva più interesse a riscuotere l’assegno di assistenza mensile che a cercare un posto di lavoro (la trappola della povertà).

Il problema resta sempre quello finanziario. I sindacati e parte della sinistra, ritengono si debba agire sulla leva fiscale e colpire finalmente i grandi patrimoni e le grandi ricchezze finanziarie. Resta il come, dove e quando?

Secondo alcuni economisti, la globalizzazione avrebbe ridotto le possibilità di imposizioni fiscali del welfare state. L’economista americano Arthur Laffer sostiene che esiste una curva che collega il gettito fiscale totale al tasso di imposizione complessiva, che prima sale ma poi raggiunge un punto massimo e comincia quindi a scendere. Il punto cruciale è che la globalizzazione e il cambiamento tecnologico, insieme, avrebbero fatto inclinare la curva verso il basso, così che per qualsiasi imposizione fiscale il governo raccoglierebbe meno gettito. Il massimo della curva si è spostata verso sinistra, perché l’espansione del commercio via Internet significa che è più difficile raccogliere imposte indirette; lo sviluppo di un mercato del lavoro globale limita l’imponibilità dei redditi da lavoro, mentre la concorrenza fiscale fra i Paesi riduce le entrate derivanti dalle imposte sulle aziende e sul reddito di investimento.”Se in precedenza – dice Laffer – i Paesi erano vicini al prelievo fiscale che massimizza il gettito, ora devono operare dei tagli, e se in precedenza pensavano di avere spazio per un’espansione, questo margine non esiste più”.

 

In realtà l’incidenza del fisco sul reddito è in crescita progressiva fino a un livello di redditi medio - alto e alto (aliquota marginale 43% in Italia), ma quando arriva al livello altissimo registra una caduta verticale, perché i sistemi fiscali operano su scala nazionale mentre le grandi ricchezze non hanno patria.

 

In fondo, se c’è una regolazione internazionale per il commercio e per molti altri aspetti della vita economica globale, non si capisce perche non ci possa essere un’autorità che si occupi di dare delle regole anche in campo finanziario e fiscale. Questo è un compito che spetta in particolare al Parlamento europeo e all’Unione Europea.  

Nell’Unione Europea, l’Irlanda, il Lussemburgo, Cipro e Malta sono i quattro paradisi fiscali interni all’U.E. che inquinano il mercato. Nel 2015, Facebook ha venduto in Italia servizi per 224,6 milioni ma li ha incassati a Dublino per sfruttare i vantaggi dell’erario irlandese. Così Mark Zukerberg ha versato a Roma una tassa simbolica di 203 mila euro nel 2015 e di 267 mila nel 2016. Apple, Twitter, Amazon, Airbub e TripAdvisor. I primi due triangolano sul Lussemburgo i soldi incassati in Italia, nel 2016 Airbub ha versato appena 62 mila euro. TripAdvisor 13.594 euro

 

In Italia abbiamo due filoni su cui orientare l’azione di recupero di risorse finanziarie. Uno riguarda la grossa evasione fiscale, stimata su un imponibile di circa 130 miliardi di euro l’anno sul quale va calcolato un prelievo fiscale di circa il 30% pari a 40 miliardi di euro, circa 3 punti di PIL; l’altro filone riguarda il fenomeno della corruzione nella Pubblica Amministrazione, calcolata dalla Corte dei Conti in non meno di 60 miliardi di euro l’anno, circa 6 punti di PIL. In questo caso si tratta di introiti fiscali pagati dai contribuenti, che anziché andare a beneficio della società, vengono intascati da mafie, funzionari e amministratori corrotti.

 

 

 

IL REDDITO DI CITTADINANZA O REDDITO MINIMO

 

Il reddito di cittadinanza è l’espressione più autenticamente universale di un welfare state che intende fornire una garanzia incondizionata di reddito a tutti, in quanto cittadini, indipendentemente da qualsiasi caratteristica socio-economica (reddito, età, condizione professionale, disponibilità a lavorare), Un’idea che non ha mai trovato applicazione, per la dimensione del problema e per gli oneri finanziari che ne deriverebbero. Secondo alcune previsioni, il costo finanziario di un simile provvedimento sarebbe di circa 300 miliardi di euro, 20 punti di Pil, una cifra insostenibile. Il “Reddito di Cittadinanza” non ha mai trovato applicazione, tant’è che ha preso forma il dibattito sul“Reddito minimo”.

Il Reddito minimo è presente in quasi tutti i sistemi di welfare state. Nel panorama internazionale, l’Italia, insieme alla Grecia sono gli unici paesi dell’Unione europea a non prevedere un istituto del genere.

 

L’economista inglese Tony Atkinson, uno dei maggiori studiosi sui problemi della povertà, scomparso da poco, propone il “Reddito di partecipazione”. Contesta il principio del reddito di cittadinanza: troppo ambiguo. Cosa si intende? A chi va riconosciuto a tutti i cittadini presenti sul territorio? Ai residenti? Anche ai cittadini residenti all’estero?

 

In Italia, hanno carattere universalistico, nel senso che viene assicurata a tutti coloro che vivono nel nostro paese, la Scuola d’obbligo, quella secondaria (liceo classico e scientifico e istituti tecnici) e quella universitaria, previo il pagamento di una tassa di iscrizione per quest’ultima. Oltre alla scuola, anche il Servizio Sanitario si basa su un principio universalistico, nel senso che offre l’assistenza gratuita (quella ospedaliera) a tutte le persone presenti nel nostro territorio, mentre, per le visite specialistiche e per i medicinali sono stati introdotti i Tiket, basati sulla selettività dei redditi dei pazienti. Hanno, inoltre, carattere universalistico la Giustizia, la Difesa e la Pubblica Sicurezza.

 

Come uscirne da questo circolo vizioso?

Se abbassiamo l’età lavorativa per far spazio all’inserimento nel ciclo produttivo delle giovani generazioni, considerando il prolungamento delle aspettative di vita, il sistema previdenziale non è in grado di garantire la copertura finanziaria ai pensionati.

Scaricare i costi sulla fiscalità generale confligge con la necessità di mantenere a livelli di tolleranza la pressione fiscale per non compromettere la capacità concorrenziale della nostra economia.

 

 

Come fare?

Resta il problema di come aiutare i settori della popolazione privi di reddito o con redditi al di sotto della soglia di povertà.

Buona parte dei paesi europei si è dotata di schemi di reddito minimo a partire dal secondo dopoguerra: dal Regno Unito, Francia, Germania e Stati Uniti. Nel Regno Unito il primo provvedimento risale al 1948, aggiornato nel 1988.

In Francia, l’attuale schema trae origine dalla riforma del 2009.

In Germania, fino ai primi anni Duemila le politiche di sostegno al reddito si fondavano su uno schema a più livelli: il primo consisteva in un sussidio di disoccupazione fino a 32 mesi; un secondo livello corrispondeva ad un sussidio di disoccupazione assistenziale.

Negli Stati Uniti manca un istituto di reddito minimo. Funzionano sussidi di disoccupazione per chi perde il lavoro. Durante il periodo del New Dil, il Welfare State ha conosciuto una fase di forte espansione, con esperienze non sempre positive. Gli economisti temono “la trappola della povertà”: se in una famiglia numerosa abbiamo più soggetti che percepiscono un assegno assistenziale, si riduce la propensione dei vari soggetti a cercare un lavoro retribuito. Per questo negli Usa l’intervento sociale è mirato ad evitare che il sussidio escluda la ricerca di un lavoro.

 

IN ITALIA

L’Italia dispone di una grande struttura previdenziale che fa capo all’INPS, sistema che ha garantito una certa stabilità sociale durante il lungo decennio della crisi economico-finanaziaria, nel corso del quale le pensioni degli anziani hanno integrato i redditi di figli e nipoti. Ogni mese vengono erogate pensioni ad oltre 16 milioni di cittadini per un costo complessivo di 280 miliardi di euro l’anno, oltre il 15% del PIL, alimentato dalla contribuzione previdenziale e, solo in parte, dalla fiscalità generale.

Nel 2010 il Governo Berlusconi ha introdotto, in via sperimentale per un anno, la Nuova Carta Acquisti, da applicare nelle città con almeno 250 mila abitanti. In seguito il problema verrà ripreso, con modalità diverse sia dal governo Monti, che dai governi Letta, Renzi e Gentiloni. Questi ultimi si sono mossi essenzialmente sulla decontribuzione fiscale (sono esonerati dalla denuncia dei redditi i pensionati con pensioni al minimo) e sull’erogazione di contributi monetari, una specie di 13° viene corrisposta ai titolari di pensioni minime. 80 euro mensili a tutti i lavoratori con contribuzioni al di sotto di una certa soglia. 500 euro annuali corrisposti agli studenti e docenti per spese inerenti alla loro formazione culturale. E’ seguita la decontribuzione fiscale per il passaggio dei lavoratori da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato; il bonus bebè. Con la finanziaria 2018, la defiscalizzazione interesserà anche l’assunzione dei giovani sotto i 30 anni.

 

LE PROPOSTE DI LEGGE

Tornando al reddito di cittadinanza, esistono diverse proposte parlamentari.

La prima proposta di legge della XVII legislatura sul tema è del Partito Democratico, depositata in Parlamento poche settimane prima della nascita del governo Letta. Nel maggio del 2015. Il PD, in seguito ha presentato un’ulteriore proposta.

Seguono le proposte del M5S e di SEL, rispettivamente a fine ottobre e a metà novembre 2013. Da allora la capacità delle singole forze politiche di mantenere viva l’attenzione sul tema è stata molto variabile. Il M5S nel 2015 ha fatto la marcia per il reddito di cittadinanza da Perugia ad Assisi.

In anni più recenti sono state articolate proposte in tema di reddito minimo da associazioni ed enti aderenti all’Alleanza contro la povertà in Italia come l’Acli, Ars (Associazione per la ricerca sociale) Anci, Caritas, Cgil- Cisl- Uil, ecc.

Il PD propone: per aver diritto bisogna aver compiuto almeno 18 anni, essere disoccupato, inoccupato e disponibile a lavorare o a frequentare corsi di formazione o riqualificazione professionale presso i centri per l’impiego territorialmente competenti, non usufruire di cassa integrazione ordinaria o straordinaria o di indennità di disoccupazione, avere un Isee non superiore a 6.880 euro annui. L’importo mensile è fissato in 500 euro per ciascun beneficiario (6.000 annui), incrementato di un terzo per ogni componente del nucleo familiare a carico.

Il M5S il 29/10/ 2013 deposita il proprio disegno di legge che propone l’istituzione del Reddito di cittadinanza. Per Rdc si deve intendere misure di sostegno del reddito per tutti i soggetti residenti sul territorio nazionale che hanno un reddito inferiore alla soglia di rischio povertà, ossia inferiore al 60% del reddito mediano equivalente familiare (780 euro mensili, 9.360 euro annuali, il 60% del reddito mediano equivalente familiare stabilito per il 2013 da Eurostat.

Il SEL propone 600 euro mensili.

 

Escludendo ogni considerazione sul “Reddito di Cittadinanza”, come un presalario per tutti, si tratta di prendere in considerazioni ipotesi di “Reddito Minimo” ancorato ad un preciso impegno di carattere sociale. Ad esempio non va scartata la possibilità di corrispondere un salario minimo ai giovani universitari (18 anni) in regola con gli esami annuali e con i piani di studio per conseguire la laurea (5anni), sullo schema utilizzato a suo tempo, dagli universitari, per ottenere l’esenzione dal servizio militare di leva, riconoscendo loro anche un’eventuale copertura previdenziale.

Per i disoccupati, in attesa di un lavoro più consone al loro profilo professionale, si possono prevedere forme di coinvolgimento, con relativa retribuzione, per lavori nel comparto ecologico come la pulizia delle sponde dei fiumi, quella dei canali, al verde pubblico, ecc. Il tutto va inquadrato in un Piano strategico nazionale, riguardante l’ambiente, la costruzione di invasi per contenere e preservare le acque piovane da utilizzare nei periodi di siccità; interventi sul suolo per prevenire frane ad inondazioni, Fissare norme vincolanti per i comuni in materia edilizia per garantire, in futuro costruzioni anti-sismiche.

 

“Il Reddito di Cittadinanza” a carattere universalistico, è da escludere sia per l’incidenza degli oneri che ne deriverebbero per le finanze pubbliche (300 miliardi di euro l’anno) e sia per i riflessi che ciò determinerebbe sul piano sociale. La nostra è una “Civiltà Basata sulla Creatività e sul Lavoro” sia esso manuale che intellettuale. Un presupposto fondante basato sul riconoscimento del Merito, l’Impegno personale, lo Studio, il Sacrificio, la Volontà di andare oltre, di Ricercare soluzioni nuove ai problemi della Salute a quelli Ambientali e dell’Inquinamento, di scoprire nuovi orizzonti e di aprire nuovi campi. Una Curiosità insita nell’uomo, che non possiamo snaturare perché comporterebbe uno sfaldamento della stessa coesione della società civile.

Il tema resta quello di aiutare i più poveri e bisognosi, ma l’obiettivo centrale deve rimanere l’espansione dell’occupazione in nuovi ambiti e settori.

Il lavoro resta, anche per il futuro, il punto di riferimento. Nel corso della storia, la civiltà del lavoro si è sempre imposta facendo spazio a nuovi soggetti come le donne, prima escluse da certi processi produttivi. Si dovrà ridurre l’orario di lavoro per ogni singolo individuo, ma non si deve perdere il collegamento tra singolo e società perché è in questa fusione tra l’apporto del dare, attraverso il lavoro, di ognuno alla collettività e il ritorno che la collettività rende al singolo attraverso il lavoro degli altri, che è stata costruita la storia della civiltà umana. 

 

IL CLIMA ELETTORALE

 

Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, i diversi leader dei partiti si sono gettati in una gara a chi promette di più. A volte più che a statisti abbiamo l’impressione di avere a che fare con dei veri e propri piazzisti.

Berlusconi promette che ogni pensionato non potrà aver una pensione inferiore a 1.000 euro al mese per 13 mensilità. L’operazione costerebbe 4 miliardi di euro l’anno. La stessa somma che lo Stato incassava dalla vecchia Imu sulla prima casa.

Di Majo, propone il reddito di cittadinanza. Riguarda tutti i maggiorenni residenti in Italia: cittadini italiani, di paesi comunitari o anche extracomunitari se i loro Paesi hanno firmato convenzioni sulla sicurezza sociale. Ma a patto che siano disoccupati o siano sotto la soglia della povertà. Gli interessati sarebbero circa 9 milioni. I costi 17 miliardi di euro. Più o meno la stessa somma stanziata in manovra per evitare l’aumento dell’Iva.

Renzi, propone di estendere il bonus di 80 euro alle famiglie con figli. Il nuovo bonus si sommerà agli 80 euro per i lavoratori dipendenti con basso reddito al di sotto dei 26 mila euro lordi l’anno. La proposta non è stata definita nei dettagli, tuttavia alcune valutazioni stimano un costo tra i 5 e dieci miliardi di euro l’anno.

Berlusconi propone inoltre la Flat tax fissa per le famiglie e le imprese: 25% del reddito,  da attuare gradualmente nel corso della legislatura.

Salvini, propone addirittura di ridurre l’aliquota del Flat tax al 15%.

Il centro destra, a fronte del taglio delle aliquote propone di azzerare tutte le detrazioni  e le deduzioni. Il sito lavoce, info, ha calcolato che l’operazione avrebbe un costo di 40 miliardi di euro l’anno.

 

Sale la febbre elettorale.

Intanto l’Europa fa notare che i conti non tornano ed in primavera si dovrà procedere ad una nuova manovra correttiva.

16/12/2017 23:48:12
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06.01.2018
Giulio Santagata
Cos’è “Insieme”? Insieme è la lista elettorale d'ispirazione ulivista che nasce dalla messa in comune di storie e esperienze politiche consolidate – come quelle riformiste e ecologiste – con le tante realtà civiche del territorio che in questi anni in tante città hanno ridato dignità alla politica. Insieme...
 
04.01.2018
Michele Filippo Fontefrancesco
Nei giorni a cavallo di Natale e Capodanno, a livello regionale si è aperto un piccolo dibattito sull’emendamento correttivo del codice degli appalti rivolto al mondo delle aziende autostradali: un dibattito che guarda alle radici di quest’iniziativa parlamentare ed al rapporto tra Stato ed economia....
04.01.2018
Monica Frassoni
A tre mesi esatti dalle elezioni (a quanto pare fissate per inizio marzo), sarebbe bene che il mondo fuori dal Pd, politico ma anche associativo, sindacale ed economico, la pianti con tatticismi e personalismi per gettarsi nella mischia della battaglia sulle cose da fare. A inizio dicembre 2017 i coordinatori dei...
 
01.01.2018
Filippo Orlando
Esiste la globalizzazione? Ovvero, è questa, la globalizzazione, un processo sociale reale e caratterizzante, a partire dagli anni novanta, un salto di qualità nelle forme economiche e sociali che dominano il mondo? Su questo tema, su cui si è fatta una grande confusione terminologica sia a destra...
26.12.2017
Mauro Calise
Il cambiamento è stato rapidissimo. Appena due anni fa, l’Italia sembrava allineata con la tendenza delle democrazie occidentali, in cui la guida dell’esecutivo coincideva con quella del partito, e con la capacità di trainare il consenso calamitando l’attenzione dei media. Anzi. Sembrava che Renzi...
 
24.12.2017
Egidio Zacheo
E' comprensibile che in tempi di confusione e di evanescenza dei soggetti politici organizzati ci sia un pò di approssimazione nell'inquadrare eventi nuovi. Ma lo sforzo deve essere proprio quello di non " perdere la testa" e di cercare di mettere a fuoco gli elementi oggettivi che sono alla base delle novità. ...
23.12.2017
Michele Filippo Fontefrancesco
In questi giorni ci stiamo stupendo a leggere il progressivo e marcato calo di preferenze del PD. Ci meravigliamo a vedere anno dopo anno il numero degli iscritti calare in percentuali che non si possono ammantare come semplici aggiustamenti di carattere demografico. Perché questo stupore che nasce dall'interno,...
 
23.12.2017
Franco Livorsi
Nox. Un nostro comune amico giorni fa, su queste stesse colonne, notava, in “Città Futura”, “una tensione interna eccessiva e nervosismi controproducenti”, “con qualche particolare accentuazione nel Partito Democratico”. Va però notato che questa difficoltà d’intendersi non ha nulla a che fare...
16.12.2017
Alfio Brina
Relazione al Seminario di “Città Futura” del 15 Dicembre 2017 Nel XXI secolo l’umanità ha di fronte a sé due sfide che rischiano di compromettere in maniera irreversibile la stabilità sociale ed i livelli di democrazia raggiunti attraverso secoli di storia, sono la diseguaglianza sociale e la disoccupazione tecnologica...
 
14.12.2017
Nuccio Lodato
Cari compagni e amici, ho da tempo rinunciato a proporre miei eventuali piccoli contributi "politici" personali a Città Futura perché, sia pure da lontano, mi pare di avvertirvi una tensione interna eccessiva e nervosismi controproducenti: gli stessi che stanno caratterizzando l'odierno quadro politico...
Segnali
sabato 20 gennaio 2018 con inizio ore 9.30 a Casale Monferrato in occasione del 73° anniversario dell'eccidio...
Giovedì 18 ore 19.00 presso Associazione Cultura e Sviluppo Piazza Fabrizio De Andrè 76, Alessandria Potevano...
sabato 20 gennaio alle ore 17.30 in c/so Montebello n°41 a Tortona inaugurazione della sede di "Liberi...
da venerdì 21 dicembre alle ore 18 (inaugurazione) e fino al 30 gennaio 2018 presso i locali della Biblioteca...
domenica 21 dalle 9.30 al Teatro Espace di via Mantova 38 Torino si apre la campagna elettorale di...
Dal 16 dicembre 2017 al 20 gennaio 2018 Centro Comunale di Cultura, Valenza (AL) Mostra “4 x 4: 4...
Martedì 16 gennaio 2018 ore 18,15. al MOSCARDO, via Volturno 20, Alessandria . Presentazione del libro...
Italia Nostra Alessandria organizza due gite nei mesi di gennaio e febbraio sabato 6 gennaio 2018, CASTELLO...
Circolo del Cinema Adelio Ferrero – Alessandria STAGIONE 2017-2018 IN PRIMA USCITA NAZIONALE L’ATTESISSIMO...
Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio 14/01/2018 ...
Segnaliamo un interessante articolo comparso sulla rivista online economiaepolitica http://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/europa-e-mondo/la-ripresa-e-lo-spettro-dellausterita-competitiva/...
il 28 gennaio alle ore 17.00. presso il "Diavolo Rosso", in piazza S. Martino 4 ad Asti, Asti incontra...
I MARCHESI DEL MONFERRATO NEL 2018 Si è appena concluso un anno particolarmente intenso di attività,...
Stephen Jay Gould Alessandro Ottaviani Scienza Ediesse 2012 Pag. 216 euro 12​ New York, 10 settembre...
C'è tempo fino al prossimo 5 febbraio per presentare domanda per un posto disponibile all'Inac della...
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