Fatih Mehmet Maçoğlu, il primo sindaco comunista della Turchia

Fatih Mehmet Maçoğlu, è un operatore della sanità e sindaco di Dersim, conosciuto come “il primo e unico sindaco comunista” della Turchia. Ho avuto il piacere d’intervistarlo.

La carriera politica istituzionale di Maçoglu iniziò nel 2014 quando fu eletto sindaco del Municipio di Ovacik, in provincia di Dersim. Maçoglu così diventò il primo sindaco comunista della Turchia. Questo titolo gli fu attribuito perché si presentò alle elezioni con il Partito Comunista di Turchia (TKP).

5 anni durò la sua carriera a Ovacik, la sua città natale. Nelle elezioni comunali successive, nel 2019, si candidò stavolta per diventare il Sindaco della città di Dersim. Questa sfida fu ancora più difficile perché in quella tornata elettorale anche altri partiti di sinistra e centrosinistra presentarono i loro candidati propri. Inoltre, secondo il sistema elettorale, in Turchia, non esiste il meccanismo del ballottaggio. Quindi ogni singolo voto conta molto soprattutto a Dersim che ha meno di 90 mila abitanti.

Maçoglu anche in questa sfida si presentò con il TKP e vinse le elezioni con un risultato netto, 32,77%.

La città di Dersim si trova nell’Anatolia profonda. E’ la casa del regno di Urartu e dei Medi. Dersim è famosa con la sua spettacolare Valle di Munzur e purtroppo anche per il massacro degli Aleviti. Un intervento militare e politico che si svolse nel 1937 e causò la morte di circa 14 mila persone e spinse altre 12 mila persone all’emigrazione forzata.

La casa degli Aleviti, Dersim, fu sempre stata governata dai partiti di centrosinistra e sinistra dal 1977 al 2016. Proprio quell’anno, l’inizio dello stato d’emergenza, furono nominati 3 commissari straordinari al posto del sindaco uscente Mehmet Ali Bul, accusato di avere legami con le “organizzazioni terroristiche” e condannato a 8 anni di carcere.

La vittoria elettorale di Maçoglu avviene in questo momento storico per una città che ha una storia molto particolare. I conti del Comune in rosso, una città senza il suo sindaco eletto da 3 anni e un sistema economico da rilanciare. Tuttavia le sfide difficili piacciono a Maçoglu.

Qui la promozione dell’intervista 

Partecipazione diretta

«Esattamente come abbiamo fatto nell’esperienza di Ovacik anche a Dersim abbiamo subito iniziato a lavorare per coinvolgere i cittadini nei meccanismi decisionali dell’amministrazione locale. A Ovacik, ogni 3 mesi organizzavamo delle assemblee popolari con la partecipazione di circa 500 persone ogni volta. A Dersim, prima di tutto a causa dello stato d’emergenza poi per via della pandemia questi incontri sono diventati annuali. Tuttavia per strada, via mail oppure venendo di persona al Comune la gente può parlare con gli impiegati, i consiglieri e anche con il sindaco».

Maçoglu, subito dopo aver vinto le elezioni a Dersim, l’8 aprile del 2019, ha buttato giù il muretto che l’ex sindaco/commissario straordinario aveva tirato su. Il nuovo sindaco della città spiegò così la sua decisione: «Per una questione di trasparenza e per eliminare ogni tipo di barriera tra il Comune e il popolo abbiamo deciso di fare questo gesto».

Oltre l’eliminazione delle barriere Maçoglu è a favore anche di eliminare le barriere psicologiche con i cittadini. «I nostri cittadini possono incontrarmi e fermarmi tranquillamente per strada e non solo me, anche tutti i nostri consiglieri». Infatti Maçoglu è un sindaco che lavora tutto il giorno ma soprattutto fuori dal suo ufficio; visita le attività commerciali della città, lavora nei campi di agricoltura e incontra i cittadini per ascoltare le loro richieste.

Cooperative

Maçoglu è anche un sindaco che partecipa ai meccanismi di produzione, particolarmente a quella agricola. Si rimbocca le maniche e va a lavorare nei campi insieme ai suoi consiglieri.

Già nell’esperienza amministrativa precedente, a Ovacik, aveva lanciato quest’ondata di cambiamento economico fondando diverse cooperative e spingendo i contadini a convertire il loro sistema di produzione a quello socio-cooperativo. «Si tratta di un meccanismo di produzione, distribuzione e vendita che elimina una serie d’intermediari che causano sfruttamento e speculazione. E’ una visione economica inclusiva che rende partecipe il produttore in tutte le fasi della catena commerciale e lo rende sensibile anche nei confronti della terra e dei prodotti», così spiega Maçoglu questa novità veramente rivoluzionaria per la Turchia.

Si tratta di una produzione agricola priva di prodotti chimici industriali che danneggiano la raccolta e di un sistema di distribuzione che inizia a Dersim e si diffonde nel resto del paese. «Oggi in 7 diversi municipi della città abbiamo varie cooperative. Grazie alla nostra iniziativa già a Ovacik, in Turchia sono nate numerose cooperative in 20 città diverse. Abbiamo creato una rete di collaborazione e un patto di controllo sulla qualità del prodotto e sul prezzo per avere delle condizioni eque per tutti», Maçoglu sottolinea che la vendita dei prodotti avviene, in città, anche presso le botteghe che ha aperto il Comune. «In 17 diverse città abbiamo aperto questi punti di vendita. Eliminando gli intermediari, le grandi catene di distribuzione e i supermercati il ricavato arriva direttamente qui in città e nelle tasche dei contadini soci entrano più soldi», Maçoglu raccontando questo annuncia anche una novità: «Nel 2021 abbiamo spedito anche all’estero i nostri prodotti; Inghilterra, Svizzera, Austria, Francia e Germania».

Un sistema di produzione che rispetta la terra e con i ricavati reinveste anche sui mezzi di produzione oppure crea dei fondi di sostegno per i contadini che vorrebbero acquistare nuovi semi. Il sistema delle cooperative intanto si estende anche in altri settori come quello del trasporto, apicoltura, allevamento animali, logistica, distribuzione e imballaggio. Con il ricavato, il Comune di Dersim ha iniziato anche a sostenere gli studi di diversi studenti bisognosi della città.

I diritti dei lavoratori

In piena pandemia, nonostante questo periodo estremamente difficile per l’economica in Turchia, nel mese di marzo del 2021, il Comune di Dersim ha deciso di firmare un contratto collettivo con i suoi impiegati e i suoi lavoratori a contratto con la partecipazione del principale sindacato confederale del Paese ossia DISK.

Un contratto che comprende un notevole aumento degli stipendi; circa 30% per gli impiegati e 20% per quelli a contratto. Inoltre tutte le lavoratrici del Comune avranno diritto alle ferie pagate nel periodo delle mestruazioni, per le necessità legate alla menopausa, il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e l’8 marzo Giornata internazionale dei diritti della donna. Alle persone lgbti+ che collaborano con il Comune di Dersim sarà riconosciuto il diritto alle ferie durante il Pride.

Un contratto senza precedenti e l’unico del suo genere per la Turchia. Secondo la rappresentante sindacale, Sukran Yilmaz Koç è un risultato molto soddisfacente anche per gli aspetti economici. Mentre in Turchia il salario minimo garantito dallo Stato è di 3500 Lire turche nel Comune di Dersim lo stipendio viaggia dalle 6500 e 8000 Lire.

«Per via delle leggi che regolamentano l’assunzione dei lavoratori purtroppo non siamo liberi di scegliere con chi vogliamo lavorare. Dunque alcune persone inviate dal governo centrale a volte non corrispondono ai nostri bisogni per cui siamo obbligati a prendere dei lavoratori con contratto a scadenza. Nonostante ciò facciamo tutto il possibile per eliminare ogni tipo di differenza salariale tra questi e i nostri impiegati a contratto indeterminato», Maçoglu sottolinea che il Comune si impegna anche per distribuire dei buoni pasto e dare degli aiuti affitto per i dipendenti bisognosi.

Ritorno a casa

 Maçoglu è nato a Ovacik e dopo un periodo di lavoro fuori casa è tornato a prestare il suo tempo e la sua energia alla sua cittadina natale. Dopo quest’esperienza senza precedenti oggi si trova a governare la città di Dersim. Secondo il Sindaco “comunista” esempi come il suo caso sono ormai in aumento.

«La pandemia e la crisi economica profonda mette in difficoltà numerose famiglie che vivono in grandi città. Vediamo ogni giorno fallire diverse attività commerciali. Il nostro Comune invece sta diventando un luogo accogliente e sicuro per queste persone. Prima di tutto nei villaggi di Dersim centinaia di persone iniziano a comprare case per trascorrere un certo periodo dell’anno. Invece proprio nella città di Dersim abbiamo registrato circa 6 mila persone finora che hanno deciso di lasciare le grandi città e venire a vivere qui. Per la maggior parte sono quelle persone che lasciarono la città tempo fa, praticamente gli immigrati di una volta».

Un fenomeno molto raro per la Turchia soprattutto tenendo in considerazione che le grandi città sono sempre più popolate e mantengono la loro attrazione per la maggior parte della cittadinanza alla ricerca di un solido sistema di welfare. Le 8 città più grandi del paese, su 81 in totale, costituiscono circa il 38% della popolazione intera. Nel 2020, le città di Antalya, Kayseri, Mersin e Diyarbakır hanno superato la soglia di 1 milione di abitanti e così sono diventati le nuove metropoli della Turchia. Dunque le previsioni per il futuro sono chiare e abbastanza negative; la mancata parità di opportunità e la cattiva distribuzione delle ricchezze farà sì che le popolazioni saranno obbligate a lasciare le piccole città e le zone rurali per diventare i nuovi cittadini delle metropoli. Tuttavia in quest’ottica, nel suo piccolo, sembra che la città di Dersim stia remando contro per cambiare la sorte di alcune persone.

Il futuro

 Tra i progetti che Maçoglu vorrebbe realizzare prima di tutto c’è quello di estendere il sistema di produzione, sotto forma di cooperative. Dopo di che vorrebbe rilanciare la città di Dersim dal punto di vista turistico. Appena fuori dal centro abitativo si trova il Parco Nazionale di Munzur che copre una superficie pari a 420 km quadrati ed è il più grande parco e quello con la maggiore biodiversità del paese.

«Vorremmo che questa città avesse un suo centro di ricerca scientifica e diversi poli culturali. Ovviamente la mancanza dei nidi è un punto che vorremmo soddisfare come servizio ai cittadini. Infine desideriamo fare una notevole riduzione sulla spesa dell’acqua abbassando le quote del 50%».

Per fare tutto questo senz’altro servono soldi ma Maçoglu sembra che sia in grado di trovare fondi per la città. In meno di 2 anni è stata saldata la metà dei debiti del Comune, circa 10 milioni di Lire turche; riduzione delle spese, evitare gli sprechi e appalti, acquisti corretti e mirati e massima trasparenza. Le macchine blu non esistono e tutti i lavoratori del Comune, a rotazione, lavorano in tutti i lavori pubblici anche fuori dai loro uffici.

«In Turchia i governi locali sono strettamente legati al governo centrale. Diversi Ministeri hanno il potere decisionale sui nostri lavori. Inoltre in diversi casi subentra anche la Prefettura della città. Questo sistema oltre a rallentare i nostri lavori fa anche sì che siano in atto quegli attori non eletti dai cittadini che risiedono qui. Dunque non sono come noi ossia non sono controllabili oppure criticabili. Noi invece siamo degli eletti quindi i cittadini potrebbero monitorare meglio i nostri lavori». Secondo Maçoglu sarebbe opportuno che il governo centrale firmasse tutti i punti della Carta europea dell’autonomia locale ch’è attualmente firmata parzialmente da Ankara.

Una cultura economica, sociale e amministrativa a taglio socialista e comunista. Seguendo bene l’operato di Fatih Mehmet Maçoğlu si capisce che non è molto difficile chiamarlo come Sindaco comunista. Anche lui stesso quando si parla delle difficoltà che affronta il suo Comune oppure la Turchia segue la stessa osservazione: «Certamente il governo centrale cerca di mettere il bastone tra le nostre ruote e ovviamente oggi la Turchia ha bisogno di trovare una via di uscita. Però tutto questo avverrà coinvolgendo sempre di più la cittadinanza, con il sostegno diretto del popolo e con l’aiuto dei nostri amici all’estero. E’ legittimo tutto ciò che facciamo, quella via di uscita si trova nel socialismo e nel comunismo. Sono sicuro che vinceremo noi!».

 

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