Claudio Simonelli “spirito innovatore”

Di solito, quando viene a mancare qualcuno che ha avuto una vita lunga e avventurosa, si fa di tutto per parlarne bene. È comprensibile e giusto, considerando come l’esistenza sia faticosa, tutto un cadere e rialzarsi, rinunciare e ricominciare.
Nel caso di Claudio Simonelli ciò è non solo giusto ma è doveroso. L’ho conosciuto all’inizio degli anni 70, dopo che era stato eletto assessore regionale.
C’era una grande attesa per la nascita delle Regioni, impegno costituzionale tardivamente rispettato.
E le premesse furono buone. Dopo lo slancio “miracoloso” della ricostruzione postbellica e l’entusiasmo del boom economico, dopo la conseguente transumanza di popoli dal sud al nord del Paese, era necessario un momento di riflessione su quale equilibrio stabile e continuativo trovare per la crescita della nazione e quale fossero gli strumenti più adatti per perseguirlo.
Claudio era un interprete perfetto e affascinante di quello spirito innovatore e strategico. Era un rarissimo mix (per l’epoca ma anche per il presente) tra tecnocrazia, politica e creatività. Gli era stato assegnato l’assessorato alla Programmazione economica, ovvero il cuore di quel progetto.
La politica era stata da subito un destino: universitario a Pavia venne eletto nel direttivo nazionale dell’UGI, Unione goliardica italiana. Erano altri tempi e invece di organizzare gavettoni alle matricole, i goliardi discutevano di accesso allo studio e di riforma universitaria. Erano i prodromi del futuro ‘68 e Claudio a Roma incrociava le armi (dialettiche) con i giovanissimi Marco Pannella e Bettino Craxi che avrebbe poi rincontrato in tante altre circostanze politiche (referendum del divorzio e sull’interruzione della gravidanza)e nella militanza nel PSI.
C’è in politica una parola molto abusata e poco praticata: riforme. Ecco, Claudio era un vero riformista! Paziente, metodico, progressivo. Se non aveva la forza per affrontare un ostacolo, lo aggirava senza deprimersi, se doveva “nascondersi” per far spazio al protagonismo altrui lo faceva purché si raggiungesse l’obiettivo pieno e non edulcorato.
Insomma applicava il concetto più nobile di laicità. Egli è stato la persona più zen che abbia conosciuto. Incapace di gelosie, invidie, rancori e vendette, ha incassato gli alti e bassi (tanti bassi) della vita con la più quieta delle sopportazioni, con la più positiva delle filosofie.
Ritardatario cronico, non si disuniva (un po’ meno chi lo attendeva) nel caos che si creava -conseguentemente- nella sua fittissima agenda. Calmo e pacato, rispettava tutti gli impegni, finendo di adempiere gli ultimi quasi in piena notte.
Mentre il Simonelli avvocato è stato tra i meno pagati del foro di Alessandria. Una volta erano gli studenti del movimento studentesco indagati per avere occupato la scuola, un’altra i compagni di partito, poi gli amici cacciatori, infine tutti i colleghi degli enti locali (soprattutto dei piccolissimi comuni) accusati di reati amministrativi, c’era sempre un motivo per dare una mano, senza troppo soppesare l’impegno profuso.
Ha ricoperto innumerevoli incarichi tra Roma, Torino e Alessandria sempre mettendo insieme sapere tecnico, competenza giuridica e arguzia politica.
Ironico e autoironico, curioso intellettualmente, rispettoso dell’avversario politico -mai concepito come un nemico- era sempre pronto a spendersi per una buona causa. La verità è che la vita lo divertiva in tutte le sue manifestazioni, dalle più colte alle più irragionevoli, alle più ridicole. Ottantacinque anni vissuti intensamente, senza pregiudizi, senza tabù, senza dogmi, guidato unicamente dalla generosità e dalla intelligenza.
GianlucaVeronesi

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