Disagi per lavori e occupazione di suolo pubblico

Circolando per Alessandria capita di trovare strade bloccate completamente o parzialmente da impalcature, qualcuna installata da cosi tanto tempo da non ricordare l’inizio dei lavori. Le impalcature che bloccano parzialmente le strade crescono come funghi in qualche caso fronteggiandosi rendendo problematico il contemporaneo passaggio di auto e pedoni. Ma non ci sono solo le impalcature ma anche lavori di scavo, rifacimenti vari che rendono complicato soprattutto il traffico automobilistico. Si vedono numerosi cantieri  in molti dei quali o non si vede nessuno o solo pochissime persone che lavorano.

Non è facile per i comuni cittadini capire se si tratta di necessarie pause nella esecuzione dei lavori o se invece  i lavori vengono condotti con tempistiche che tengono in conto solo la convenienza dell’impresa che li esegue.

Queste tipologie di lavori, congiuntamente a quelli  effettuati sulle autostrade o sulle linee ferroviarie sembrano avere come denominatore comune la noncuranza per  le necessità dei cittadini utenti delle strade o dei  servizi.

Si può capire che si voglia giustificare il tutto con la necessità di spendere  le risorse del  PNRR, ma se con una singola squadra di lavoratori si da inizio a 5 cantieri il tempo totale dei lavori (salvo le necessarie pause tecniche tipo l’indurimento del cemento) non cambia rispetto a quello che occorre iniziando e portando a termine i lavori in un singolo cantiere alla volta. E se con la solita furbizia italica  si cerca di “ciurlare nel manico” cerchiamo almeno di fare in modo che lo pseudo cantiere non arrechi troppi disagi.

Il superbonus  ha fatto aumentare gli interventi ma proprio in questo modo emerge il problema dei disagi ai cittadini.

I disagi uniti all’incertezza sula considerazione dell’interesse degli utenti di strade, trasporti, parcheggi o altre necessità erode il rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni. Perciò sia per difendere l’interesse dei cittadini sia per preservare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, chi governa o amministra dovrebbe cercare di mettere in atto misure che riducono i disagi.

È utopico pensare che per autorizzare l’occupazione di suolo pubblico sia richiesta una documentazione che preveda i tempi di lavoro[1] con una contestuale dichiarazione che si è provveduto alla minimizzazione dei tempi di esecuzione dei lavori? E aumentare le tariffe di occupazione del suolo pubblico, se i lavori si protraggono troppo, sarebbe un eccesso di burocrazia o difesa degli interessi di tutti? Una attestazione analoga non può essere pretesa per i lavori che interessano strade, autostrade, ferrovie a dimostrazione dell’esecuzione di uno studio relativo alla minimizzazione delle scomodità per il pubblico,  aggiungendo nel caso una valutazione de rapporto costi benefici per consentire di adottare le migliori scelte che  contemperino l’interesse dei cittadini utenti  con la convenienza per i cittadini contribuenti?

Speriamo, prima o poi capiterà.

[1] Esistono vari metodi per arrivare all’ottimizzazione dei tempi di esecuzione dei lavori  tenendo conto di possibili scostamenti e dei correttivi necessari.

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