Forse un tipo di pangolino all’origine della “pandemia”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria globale per l’epidemia da coronavirus (2019-nCoV). I casi confermati in Cina sono quasi 50.000 e più di 2.000 in altri Paesi: tra cui l’Italia, che nella serata del 30 gennaio ha confermato le prime due diagnosi e annunciato da subito lo stop ai voli da e verso il Paese orientale (anche se all’ 8 febbraio eravamo già intorno alle dieci persone sotto osservazione…). Le persone colpite in origine, entrambe cinesi, sono ricoverate all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Quanto ai decessi, per la maggior parte  verificatisi in Cina, si è quasi a quota 1000 (dato OMS all’ 8  febbraio 2020). Un rischio che da “moderato” (secondo  Ranieri Guerra, Direttore generale aggiunto dell’OMS Organizzazione Mondiale della Sanità) è passato via via al livello massimo di “emergenziale”.(1)

Ma che sta , veramente, succedendo?

E’ lo stesso dottor Ranieri a ricordarci che si tratta di una forma ben più virulenta e di difficile trattamento rispetto alle precedenti epidemie di “H1N1” , “Zika” e anche dell’  “Ebola”.  Sono in via di riconoscimento le origini del fenomeno, riconducibili – pare –  al passaggio da un animale (rettile? mammifero?) all’uomo e poi da uomo a uomo. Un rischio che, come spiega Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, può concretizzarsi soltanto “in caso di contatto molto ravvicinato con una persona che ha già contratto il coronavirus o che nelle ultime due settimane si è recata in una delle aree a rischio” (2). Una situazione complicata, sempre “a quanto pare”, da fenomeni particolari e difficilmente spiegabili come l’asintomatologia della trasmissione per alcuni “portatori sani” e il comportamento anomalo del virus stesso. Come ormai tutti sanno, l’imbonimento da televisione su questo non ha lesinato, “l’infezione si manifesta in modo simile a quello delle altre che colpiscono le alte vie respiratorie”, è sempre il dott.Brusaferro a ricordarcelo (2) . Pertanto febbre, tosse, dolore muscolare, affaticamento e difficoltà respiratorie. Sintomi tutto sommato comuni in questo periodo di influenza strisciante. Fatto che rende ancor più complicata la situazione. Altrettanto noto il fatto che “al momento non esiste né un vaccino, né sono disponibili antivirali specifici per curare l’infezione proveniente dalla Cina”. Triste ricordarlo ma “solo la prevenzione però può aiutare ad arginare la propagazione del virus”.

Aggiungo anche il mantra da entrata da “Pronto Soccorso”, letto anche qui da noi ad Alessandria: ” lavarsi le mani frequentemente starnutire e tossire coprendo le vie aeree (narici e bocca, con un fazzoletto possibilmente monouso o con il gomito flesso), fare attenzione alla pulizia delle superfici e degli oggetti”. Rispondendo ad alcune delle domande più frequenti raccolte in questi giorni, Brusaferro spiega che “le conoscenze di cui disponiamo ci dicono che la trasmissione di questo virus non avviene per via alimentare”. Si può dunque mangiare nei ristoranti cinesi, considerando peraltro che in Europa è vietata l’importazione di animali vivi o di carne cruda dalla Cina. Nessun rischio particolare nemmeno nelle scuole, a meno che non ci sia qualche bambino o ragazzo rientrato dalla Cina nei giorni scorsi. Ricordo, tanto per cronaca, che questa è solo la quinta volta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale.  Quindi non sono quisquilie.

Un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale è dichiarata dall’OMS solo in caso di “un evento straordinario” che costituisca “un rischio per la salute pubblica per altri Stati attraverso la diffusione internazionale delle malattie” (1. cit.) e che – potenzialmente –  richieda una risposta internazionale coordinata . Questa definizione conferma una situazione “seria, insolita o inaspettata”, comporta implicazioni per la salute pubblica oltre il confine nazionale dello Stato interessato; e…“potrebbe richiedere un’azione internazionale immediata ”. Parlando in una riunione del Consiglio Direttivo dell’OMS lunedì, il capo dell’agenzia OMS, Tedros Gebreyesus (3), ha spiegato che la decisione di annunciare un PHEIC (il provvedimento in acronimo inglese)  è stata presa a causa dei segni di trasmissione da uomo a uomo al di fuori della Cina e le preoccupazioni dell’OMS stessa  su cosa potrebbe accadere se il virus si diffondesse in un’area con un sistema sanitario più debole.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha anche sottolineato l’importanza di contenere il virus in Cina: “se investiamo nella lotta alla fonte, la diffusione ad altri paesi è minima e comunque lenta. Più è lento e ostacolato, più facile può essere il controllo del contagio ”. (3) Diversi paesi hanno già messo in atto restrizioni di viaggio, ma Ghebreyesus ha sottolineato che l’OMS non sta raccomandando misure che “interferiscono inutilmente con i viaggi e il commercio“.

Il capo dell’OMS ha invitato tutte le Nazioni aderenti a mettere in atto decisioni “basate sull’evidenza e coerenti con le indicazioni scientifiche”; ha anche fatto presente l’importanza di sostenere le Nazioni con sistemi sanitari più deboli. Particolare enfasi è stata data al ricorso a finanziamenti speciali, dell’ordine di due miliardi di dollari complessivi, finalizzati allo sviluppo di vaccini efficaci e a sistemi di profilassi adeguate. Ciò che deve essere chiaro è, ripete, “investire nella preparazione, non nel panico”. Con il virus ora presente in circa 28 Nazioni (dati OMS, forniti in sede di Conferenza Stampa), la solidarietà internazionale è della massima importanza, perché “siamo tutti collegati  e possiamo solo fermarlo insieme“. I coronavirus sono costituiti da un nucleo di materiale genetico, racchiuso in un involucro di punte di proteine, che ricorda, appunto,  una corona. Sono un folto gruppo di virus che causano malattie respiratorie e, talvolta, problemi gastrointestinali. Le malattie possono variare dal comune raffreddore alla polmonite, che – in certi casi, anche a prescindere dalla pandemia in atto –  può anche essere fatale. Nella maggior parte delle persone i sintomi sono lievi, ma alcuni tipi possono causare malattie gravi.

Questi includono la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), scoperta per la prima volta in Cina nel 2003, o la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), che ha avuto origine in Arabia Saudita nel 2012. Il MERS ha causato oltre 2.400 casi e 850 decessi, e oltre 800 persone sono state uccise dalla SARS. È stato stimato che il 20% dei pazienti infetti dal nuovo coronavirus 2019-nCoV presenta sintomi gravi. Le persone che hanno altri problemi di salute (come l’asma, il diabete e le malattie cardiovascolari) sono particolarmente vulnerabili. A partire da lunedì 3 febbraio, 361 persone erano morte per il nuovo coronavirus (2019-nCoV). Da allora, però, l’estensione dell’epidemia è stata brusca e imprevedibile, con più focolai collegati. Ora siamo a circa mille morti dichiarati con quasi 45.000 persone infette, suddivisi in  “diagnosi chiara”, in “osservazione”, cura di “primo approccio” oppure cura di “secondo livello”. I primi casi di nuovo coronavirus si sono verificati in un gruppo di persone affette da polmonite, in qualche modo collegate a un mercato ittico e/o di animali vivi a Wuhan (capoluogo di una zona centrale della Cina con più di 50 milioni di abitanti), dove venivano scambiati molti pesci, rettili, pipistrelli e altri animali vivi e morti. La malattia si diffuse quindi da coloro che erano malati, ai familiari e, infine, agli operatori sanitari. I primi casi sono della fine dello scorso anno, almeno quelli acclarati.

I coronavirus circolano in una vasta gamma di animali e talvolta possono fare il salto dagli animali all’uomo, attraverso un processo noto come “spillover“. In sostanza si tratta di una mutazione nel virus di origine oppure  di un aumento di possibilità di contagio dovuto a continui contatti tra animali e esseri umani. Non è ancora noto come il nuovo coronavirus sia stato trasmesso per la prima volta all’uomo: nel caso della MERS, è noto che le persone hanno catturato il virus attraverso il contatto diretto o indiretto con i cammelli infetti e la SARS ha origine nei gatti “civet” cioè una varietà di mammifero selvatico. Come vedremo più avanti, gli animali presi particolarmente in considerazione sono un tipo di serpente e un particolare genere di pangolino. Almeno queste sono le indicazioni attuali. La trasmissione del virus da persona a persona è avvenuta, come segnalato,  nella città di Wuhan, epicentro dell’epidemia, ma anche in altre parti della Cina e al di fuori della nazione della Terra di Mezzo, si sono avuti ben presto nuovi focolai. Il modo esatto in cui è stata trasmessa la malattia deve ancora essere determinato, ma, in generale, le malattie respiratorie si diffondono attraverso gocce di liquidi quando qualcuno tossisce o starnutisce o toccando una superficie infetta dal virus.

Secondo gli scienziati cinesi, le persone infettate dal  virus sono contagiose anche prima di mostrare i sintomi. Il periodo di incubazione – il periodo dal momento in cui si verifica l’infezione fino allo sviluppo dei sintomi – è compreso tra 1 e 14 giorni. C’è stata anche una controversa interpretazione dei dati da parte di differenti realtà scientifiche, tutte competenti ai massimi gradi, riguardo all’ “innesco” dell’epidemia, cioè al tipo di animale (probabilmente) che ha dato il via alla pandemia. Un team di ricercatori ha indicato il serpente a più fasce “Bungarus multicinctus.” come una possibile fonte del coronavirus.  Ma molti scienziati sono scettici su questa ipotesi e affermano che non ci sono prove che il virus in oggetto possa infettare specie diverse da mammiferi e uccelli. “Nulla supporta il coinvolgimento dei serpenti“, afferma David Robertson, un virologo dell’Università di Glasgow, nel Regno Unito (4). Una seconda città in Cina – Huanggang – sta per subire un  blocco simile a quello di Wuhan. Huanggang ha una popolazione di circa 7 milioni di persone e si trova a circa 70 chilometri da Wuhan. “Sono stati interrotti tutti i collegamenti ferroviari e via autobus da e per la città e questo è un segno chiaro di cosa stia succedendo” (5), riferisce Reuters. Una terza città, vicino a Ezhou, ha chiuso le sue stazioni ferroviarie. I ricercatori di Guangzhou, in Cina, hanno suggerito che i pangolini – mammiferi a muso lungo, mangiatori di formiche spesso usati nella medicina tradizionale cinese – sono la probabile fonte animale dell’epidemia di coronavirus. Gli scienziati cinesi affermano che il suggerimento, basato su un’analisi genetica, sembra plausibile.  Il loro studio  deve ancora essere pubblicato per intero. “Questa è un’osservazione estremamente interessante. Anche se abbiamo bisogno di vedere più dettagli, ha senso dato che ora ci sono alcuni altri dati che emergono che i pangolini trasportano virus che sono strettamente correlati a 2019-nCoV ”, afferma Edward Holmes, un virologo evoluzionista dell’Università di Sydney, in Australia. L’identità della fonte animale del coronavirus, denominata nCoV-2019, è stata una delle domande chiave a cui i ricercatori hanno corso per rispondere. È noto che i coronavirus circolano nei mammiferi e negli uccelli e gli scienziati hanno già suggerito che nCoV-2019 originariamente proveniva da pipistrelli. Si tratta di una considerazione basata sulla somiglianza della sua sequenza genetica con quella di altri coronavirus noti. E’ ormai certo che il virus si sia trasmesso all’uomo da un altro animale. E gli esempi precedenti, aiutano. Per esempio il coronavirus che ha causato la sindrome respiratoria acuta grave, o SARS, si è diffuso dai pipistrelli ai “cats civet” (un tipo di felino)  all’uomo. Ora, la South China Agricultural University di Guangzhou afferma che due dei suoi ricercatori, Shen Yongyi e Xiao Lihua, hanno identificato il locale pangolino a coda lunga come  potenziale fonte di nCoV-2019 . Il tutto sulla base di un confronto genetico di coronavirus prelevati dagli animali e da persone appena decedute, utilizzate per studi di laboratorio. Si tratta di sequenze  simili al 99%;  i ricercatori hanno riferito i risultati dell’importante studio in una  conferenza stampa lo scorso 7 febbraio, proprio nel nuovo “centro medico” di Wuhan. Si tratta di un animale strettamente protetto in Cina, con pene detentive pesanti per i commercianti di frodo. Viene usato nella medicina tradizionale cinese e come coadiuvante per vari trattamenti della pelle.

Sicuramente posso credere che possa essere vero“, afferma Kristian Andersen, immunologa e biologa computazionale della Scripps Research di La Jolla, California. La dott.ssa Andersen ha confrontato le sequenze pubblicamente disponibili di virus “pangolin” e ha scoperto che sono simili a quelle di nCoV-2019. “Attendo con ansia il rapporto e i dati pubblicati.” (6.a). Anche noi.

 

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