Otto miliardi e il «mondo del terzo millennio»

Volere un mondo migliore, che è la nostra finalità principale, non è volere il migliore dei mondi.”

Edgar Morin, Anne Brigitte Kern, Terra-Patria, Raffaello Cortina Editore, Milano 1994

Stando alle più recenti stime dell’ONU, la popolazione mondiale nel 2021 avrebbe raggiunto i 7 miliardi e 900 milioni. In base al tasso di crescita attuale è assai probabile che entro il 2022 la popolazione mondiale supererà gli 8 miliardi. Sulle implicazioni economico-geopolitiche dell’evoluzione demografica, un paio di articoli meritano un commento. Il primo è dell’editorialista del Corriere della sera Federico Rampini che, in un articolo di domenica 17 aprile scrive: “(…) se sono vere le proiezioni sul futuro del pianeta – economico, demografico – il «mondo del terzo millennio» sta dall’altra parte, non dalla nostra”.[1] Il secondo articolo, sul Corriere del 22 aprile,[2] è del sociologo ed economista Mauro Magatti, il quale, in merito alla “costruzione [da parte dell’invasore] di una rete di alleanze anti-occidentali”, riferisce, tra l’altro, la contestazione, riportata sulla Pravda, della decisione dell’ONU di sospendere la Russia dal Consiglio dei diritti umani, in quanto: “a favore della Russia rimane la maggioranza della popolazione mondiale. Affermazione basata sul fatto che Cina e India (che da sole fanno più di 2 miliardi e mezzo di persone) non hanno appoggiato la decisione. (…) Sarebbe un errore fatale – conclude Magatti – accettare lo schema delle alleanze che Putin si sforza di accreditare”.

Per capire le implicazioni economiche e geopolitiche dell’evoluzione demografica, vale la pena di rammentare le tappe principali della crescita della popolazione mondiale degli ultimi tre secoli, con particolare riguardo a quella del «mondo del terzo millennio», e di fornire qualche strumento che aiuti a comprendere ciò che potrebbe accadere in un futuro assai prossimo.

A partire dalla Rivoluzione agricola, per circa 18 secoli, ossia fino all’inizio (nella seconda metà del 1700) della Rivoluzione industriale, la popolazione mondiale è rimasta praticamente stazionaria. Poi, stando ai dati contenuti nelle varie edizioni del World Development Indicators (WDI) della Banca Mondiale, nel 1802 avrebbe raggiunto il primo miliardo; successivamente, nell’arco di un secolo è raddoppiata una prima volta e, in meno di un secolo, è nuovamente raddoppiata, raggiungendo nel 1974 i 4 miliardi. Infine, come ci informano le stime più recenti dell’ONU, nel corso di quest’anno la popolazione mondiale raddoppierà in meno di mezzo secolo una terza volta, superando gli 8 miliardi. Si stima inoltre che entro il 2100 potrebbe raggiungere gli 11 miliardi. Pertanto, in meno di due secoli e mezzo, la popolazione mondiale è raddoppiata tre volte: impressionante, vero?

Per meglio comprendere le implicazioni dell’evoluzione demografica, più che ai valori assoluti è opportuno prestare attenzione ai tassi di crescita[3], limitandoci per brevità, a quelli fatti registrare negli anni più recenti.

Ora, mentre il tasso di crescita della popolazione a livello mondiale è stimato nell’ordine dell’1%, quello delle “economie ad alto reddito”, che producono il 63% della produzione complessiva, con la sola eccezione degli Stati Uniti (la cui popolazione è cresciuta allo stesso tasso della media mondiale) è uguale allo 0,5%, esattamente la metà rispetto alla media.[4] Per contro, la popolazione delle “economie a reddito medio e basso”- definizione che include i paesi la cui popolazione vive con un reddito pro capite inferiore ai 12,3$ dollari al giorno, ma che rappresentano il 76,4% della popolazione mondiale e producono appena il 31,6% della produzione globale -, in virtù dell’elevato peso che questi paesi hanno sulla popolazione mondiale, cresce al tasso dell’1%, pari al doppio rispetto a quello delle “economie ad alto reddito”.

Lanciando uno sguardo a livello più disaggregato, la popolazione dei paesi più poveri al mondo, concentrata prevalentemente nell’Africa sub-Sahariana – il sub-continente africano che conta oltre 1 miliardo e 600 milioni di persone, poco meno di una volta e mezzo la popolazione di USA e UE messe assieme e la cui produzione rappresenta solo l’1,9% della produzione mondiale -, cresce ad un tasso del’2,7%.[5]

In pratica, come già accadeva nei paesi europei agli inizi del secolo scorso, quanto più i paesi sono poveri, tanto più elevato è il tasso di crescita della loro popolazione. Inoltre, nella misura in cui la povertà viene percepita, tanto maggiore sarà il flusso migratorio verso i paesi ritenuti più ricchi e al tempo stesso più facilmente raggiungibili. Avete un’idea di cosa potrebbe accadere in conseguenza dei cambiamenti climatici entro la metà di questo secolo?

Forse quelli della mia generazione hanno memoria delle migrazioni europee di fine Ottocento e della prima metà del secolo scorso verso le “Americhe”, precedute, tra il XVI e il XIX secolo, dal trasporto in schiavitù di oltre 11 milioni di popolazione africana. Solo per citare un ricordo personale, mio nonno paterno, la cui famiglia contadina, per sfuggire alla fame era emigrata in Argentina, è nato in quel paese, ed è rientrato in Italia nei primi anni del Novecento. Ecco spiegato, dal punto di vista economico-demografico “il «mondo del terzo millennio», (che) sta dall’altra parte, non dalla nostra”.

Per quanto riguarda poi la “costruzione di una rete di alleanze anti-occidentali” da parte dell’invasore, di cui all’articolo di Mauro Magatti, vale la pena di rammentare come la Federazione Russa sia il Paese più esteso al mondo. Tuttavia, possiede una popolazione di soli 144,4 milioni di persone, salita a 146,2 in seguito all’annessione della Crimea nel 2021, pari a meno della metà di quella degli Stati Uniti (44,5%) e di quella dell’Unione Europea (43,3%), ed ha fatto registrare un tasso di crescita negativo (-0,1%). Inoltre, la Federazione Russa produce solamente l’1,9% della produzione globale, contro il 24,3% degli USA e il 19,3% dei paesi dell’Unione Europea.

Pertanto, nell’ottica della globalizzazione, quand’anche la Federazione Russa si alleasse con la Cina e l’India, questa alleanza potrebbe contare su una potenza demografica di 2,9 miliardi di popolazione, pari al 37,9% della popolazione mondiale, e su una potenza economica del 21,5% (da mettere a confronto con quella di USA e UE, che assieme che rappresenta il 43,4% della produzione mondiale). Senza contare che alla potenza economica degli Stati Uniti e dell’Unione Europea occorrerebbe aggiungere, quanto meno, quella di altri paesi occidentali come il Canada, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda, nonché quella dei paesi del Nord Europa che non fanno parte dell’Unione Europea.

Basterebbero questi pochi dati per comprendere come la Federazione Russa, da sola o in alleanza con la Cina e l’India, può vantare unicamente la sua potenza nucleare che, speriamo, non venga mai utilizzata. Senza contare che le potenze demografiche come la Cina, ma soprattutto l’India, hanno ancora significativi livelli di povertà al loro interno. Pertanto, una volta che si fosse raggiunta la pace, cosa che speriamo avvenga presto, più che all’alleanza con la Federazione Russa, la Cina e l’India avrebbero tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti economici con i paesi occidentali e, cosa che peraltro la Cina sta già ampiamente facendo, ad intrattenere rapporti commerciali con il «mondo del terzo millennio».

Nonostante i problemi a livello di democrazia (un concetto estraneo all’invasore) che tuttora sussistono sia in molti paesi europei e persino negli Stati Uniti, in più di un’occasione la popolazione dei paesi occidentali ha visto interrompersi il suo sogno di poter vivere in pace. Accolgo quindi con un filo di speranza l’augurio che ci ha rivolto in uno dei suoi ultimi libri Papa Francesco[6] di poter trovare “La strada verso un futuro migliore”.

di Bruno Soro

Alessandria, 2 maggio 2022

  1. F. Rampini, “Il mondo diviso di nuovo in due blocchi”, Corriere della Sera, domenica 17 aprile, p. 32.
  2. M. Magatti, “Le tre mosse di Putin che dobbiamo contrastare”, Corriere della Sera, venerdì 22 aprile, p. 30.
  3. Per tasso di crescita della popolazione si intende la variazione del flusso della popolazione, misurata dalla differenza tra il numero dei nati e quello dei decessi in un certo periodo (solitamente un anno), in rapporto allo stock della popolazione del periodo precedente.
  4. Per meglio valutare l’importanza che assumono i tassi di crescita di un aggregato si può fare riferimento ad una regoletta, difficile da spiegare in questo contesto, ma che, se vi fidate, consente di calcolare quanto tempo impiega un certo valore iniziale per raddoppiare: è sufficiente dividere il numero 70 per il tasso di crescita. Così, se la popolazione mondiale continuasse a crescere sempre ad un tasso dell’1%, impiegherebbe 70 anni per raddoppiare, mentre quella delle “economie ad alto reddito” raddoppierebbe in 140 anni.
  5. Un tasso superiore di cinque volte rispetto a quello dei paesi europei e delle altre economie a reddito elevato (sempre ad eccezione degli USA), e che, qualora questi paesi continuassero a crescere sempre a questo tasso, vedrebbero raddoppiare la loro popolazione in soli 26 anni!
  6. Papa Francesco, Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore, PIEMME, Milano 2020.

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