“Pane duro come il muro – Claudio, fotocronaca di un viaggio” – nuovo libro di Agostino Spataro

 Introduzione

L’amore famigliare

La nostra bella famiglia, l’altro ieri……

1… È possibile creare una famiglia basata sulla solidarietà umana e non sui vincoli di sangue?

Una domanda complessa che richiede una o più risposte non facili a darsi, poiché dipendono da una serie di fattori personali, ambientali e da implicazioni morali e teoriche.

Probabilmente, la risposta può essere più agevole se si parte da un caso concreto. Per esempio, da un’adozione. Come le due che abbiamo fatto noi che ci consentono di rispondere affermativamente alla domanda, in base alla esperienza vissuta. Ovviamente, siamo consapevoli dell’esistenza di punti di vista differenti che, a volte, possono suscitare vivaci polemiche su cui riflettere.

Specie quando si tratta delle opinioni di certuni che diffidano della famiglia adottiva magari per trattenere negli istituti i bambini abban­donati.

Tema delicatissimo da affrontare con serietà, con senso di responsabilità e non – come avvenuto ultimamente in Italia – con pole-miche strumentali, partitiche e mediatiche, con l’obiettivo di trarne un utile elettorale e di audience.

Al netto di tali, inconfessabili interessi, resta la realtà, nuda e cruda, che evidenzia un dato preoccupante, morale e sociale: in un paese a basso indice di natalità qual è l’Italia c’è una un’infanzia “sfortunata”, proveniente da famiglie disagiate, che si preferisce chiudere negli isti­tuti invece di favorirne gli affidamenti, le adozioni, in aderenza al prin­cipio/guida del benessere del minore.

Uscendo dall’istituto il bambino/a entrerà in una famiglia, dove troverà migliori condizioni di vivibilità, di affettività, di umanità.

2… Ovviamente, si dovrà procedere con la necessaria prudenza e nel rispetto della legislazione vigente, verificando, caso per caso, se il be­nessere del minore può essere assicurato al meglio presso un istituto o presso una famiglia. Il confronto fra le due istituzioni diventa inevita­bile.

In ogni caso, una domanda è ineludibile: perché tante famiglie deside­rose di adottare un bambino sono indotte a rivolgersi all’estero quando negli istituti italiani sono ospitati tantissimi bambini abbandonati o sottratti (per legge) alle famiglie “inadempienti”, solitamente le più povere e/o emarginate della società?

A tal proposito, è necessario riflettere anche su certe tendenze che si fanno strada nella società del “benessere” a proposito di certe tipologie di adozioni, di uteri in affitto e quant’altro non contemplato nella legi­slazione vigente italiana. Sull’intera materia delle adozioni non c’è un’adeguata informazione e preparazione, mentre si fanno campagne mediatiche, petizioni, mobilitazioni popolari per dare una “famiglia” a un cane abbandonato o rinchiuso in un canile.

Magari con il lauto patrocinio di multinazionali e di distributori di pro­dotti per i cosiddetti “animali da compagnia”.

Nessuna campagna, invece, viene promossa per dare una famiglia ai bambini abbandonati e/o chiusi negli istituti.

Strano! In ciò c’è qualcosa che non quadra, che contrasta con l’autentico spirito umanitario che ispira ed informa la legislazione.

3… Comunque realizzata, oggi, la famiglia non è soltanto il luogo privilegiato degli affetti, dell’amore famigliare per l’appunto, ma è anche un rifugio per tanti figli e nipoti indifesi, inoccupati, un presidio di resistenza passiva agli attacchi delle politiche delle oligarchie neoli­beriste.

In questa fase drammatica, si è accresciuto il ruolo sociale della famiglia costretta a sobbarcarsi le conse­guenze della crisi e, in particolare, del progressivo smantellamento dello stato sociale.

Intorno all’uomo si sta facendo un deserto. Smarrito in un mare di cre­scenti disuguaglianze, sempre con meno diritti e senza più un’efficace difesa politica e sindacale, deve affrontare le difficoltà della vita. Solo, contro la perfida genia che comanda il mondo.

Senza più una forte sinistra di classe, con governi e parlamenti asserviti agli oligarchi o da essi direttamente gestiti, la famiglia è divenuta, suo malgrado. il luogo principale di protezione sociale e morale.

Infatti, sono i genitori, i nonni a far fronte alle difficoltà, ai drammi di figli e nipoti precari, senza casa e con pochissimi servizi e, soprattutto, senza un futuro certo, a breve e a medio termine.

Individui smarriti e disarmati, vittime di una guerra asimmetrica scate­nata da mostruose potenze impazzite che stanno portando l’umanità verso il baratro.

La liquidazione “scientifica” dei partiti di massa, delle associazioni democrati­che ha portato alla graduale demolizione del sistema di diritti sociali conquistati e ampliato la platea dei poveri, degli indigenti provocando una disuguaglianza inaccettabile, per favorire un club ristretto di supermiliardari.

Da tutto ciò discende la funzione vitale della famiglia senza la quale molti giovani (ma anche anziani) non saprebbero come sbarcare il lu­nario.

Fuori da ogni schema ideologico, la famiglia appare, oggi, come l’ultimo anello della catena della solidarietà umana cui, in quanto tale, si può attribuire una funzione “rivoluzionaria” in assenza di altri sog­getti sociali rivoluzionari.

Credo che anche Friedrich Engels comprenderebbe tale evoluzione del ruolo della famiglia che, in attesa della realizzazione di una società comunista matura, “va trattata e spiegata in base ai dati empirici esi­stenti…”- [1]

Un mutamento fattuale, quasi obbligato, contro cui, oggi, si accanisce, con tutti i mezzi e i modi possibili, la “perfida genia”, per fiaccarla, snaturarla, emarginarla, per farla sparire dal panorama delle relazioni umane.

4… Ma torniamo a Claudio che è il protagonista di questa nostra bella esperienza famigliare. Con Joliké [2], come del resto fecero tante altre coppie italiane ed europee, scegliemmo la via dell’adozione interna-zionale, perché quella nazionale si presentava piuttosto disagevole, per i motivi di cui sopra.

Chiariamo che il nostro desiderio di adottare un minore non fu dettato da sentimenti di magnanimità o di possesso, ma agimmo, da per­sone comuni, in aderenza ai nostri ideali di umanità e di dignità.

Prima arrivò Monica[3], oggi madre di due bellissimi bambini, Giuseppe e Lucia Migliara, che ci fanno sentire “nonni” felicissimi e appagati; a distanza di quasi un lustro, dopo una serie di sofferenze, sue e no­stre, venne ad allietare la nostra casa Claudio che riuscimmo a tirar fuori dall’inferno di Ceausescu.

Appena in tempo ossia nei giorni, drammatici, del crollo di quel re­gime dittatoriale, familistico che nulla aveva a che fare con le aspira­zioni alla libertà, al progresso dei lavoratori rumeni, con i nostri ideali.

Al nostro Claudio, diletto, dedichiamo questo ricordo. Sperando che la nostra, bella avventura umana, di unione, di amore famigliare aiuti a far riflettere chi di dovere, affinché siano “liberati” tutti i bambini trat­tenuti negli istituti.

Per dar loro un focolare domestico- come si diceva una volta- che sarà sempre più accogliente e più umano di qualsiasi fredda istituzione.

Corri ragazzo, corri… oltre gli orizzonti conosciuti.

[1] F. Engels, “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”- Editori Riuniti, 1972

[2] Joliké alias Ilona Laky, co-autrice, di fatto, di questo lavoro e, soprattutto, madre dei due nostri figli.

[3] vedi: https://libro.cafe/libro/41713/monica-storia-di-un-infanzia-ritrovata/

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