Vivere in Toscana – Balle spaziali

Circa venti anni fa l’On. Rosy Bindi apparve in televisione e dichiarò che la sanità in Toscana era buona, anzi, ottima.
Che dire?
Come sempre, i metri di giudizio sono vari e ciascuno, giustamente, può dire la sua.
Per quanto mi riguarda preferisco essere molto chiaro circa gli accadimenti della mia vita, senza fare considerazioni troppo generiche.
In Toscana, ho avuto a che fare, a parte i medici della ASL, con due ospedali cittadini, il primo ad Arezzo, l’altro a Siena, per due lunghe degenze.
Mentre quello d’Arezzo m’è parso tutto sommato pulito, organico ed abbastanza ben organizzato, al contrario quello di Siena mi è sembrato, almeno a quanto ho potuto vedere e capire come degente, un po’ caotico, nel senso che i servizi venivano effettuati, ma in modo più casuale e più improvvisato.
Senza voler togliere niente a nessuno.
Avendo vissuto gran parte della mia vita all’estero, è chiaro che i miei riferimenti, anche in questo caso, si rivolgono a paesi vicini e lontani.
Per esempio, negli anni ’70 in Inghilterra ero assistito da una clinica molto moderna, adatta ad accogliere i cittadini europei occidentali. Devo dire che avevo il mio medico indiano, che, avendo studiato in Inghilterra, era molto premuroso e pronto a prescrivermi visite specialistiche.
Costo di ognuna: 1 penny.
Successivamente ho lavorato in Francia per un lungo periodo, quindi ho avuto modo di vedere gli alti e i bassi della sanità francese, ma tutto sommato devo riconoscere che il cittadino (le citoyen) era comunque rispettato e seguito.
Più tardi, e qui abbiamo raggiunto l’apogeo, sono stato ricoverato in cliniche svizzere, molto care, in cui però i costi potevano essere ripagati dalle assicurazioni.
Commento: tutto impeccabile!
Non mi sono fermato qui: ho avuto delle visite anche a Hong Kong e Singapore, da dottori cinesi, che talora mi proponevano la farmacopea cinese. Ma, oserei dire, molto diretti ed onesti.
Ed infine, udite udite, un piccolo intervento avuto in un ospedale pubblico cinese, vicino a Canton, nel Sud-Est della vituperata Cina.
Ebbene, devo dire che, a parte le difficoltà linguistiche, all’una di notte un medico e relativa infermiera mi hanno seguito, curato per un piccolo taglio, in una struttura che assomigliava molto ad un ospedale italiano stile anni ’60.
Ma c’era molta partecipazione e curiosità, ed infine, a fine visita, mi è stato consegnato un tesserino con il mio nome (in cinese) e i dati del mio passaporto, del tutto gratuito e che mi permetteva l’accesso alle strutture ospedaliere pubbliche.
A volte, il cuore sostituisce degnamente la burocrazia.
Così, On. Rosy Bindi, quando sarà sopito il coronavirus, la inviterei a riprendere a viaggiare, visitare ospedali e cliniche degli altri.
Viaggiare, viaggiare, viaggiare, studiare, studiare, studiare, ed evitare di spandersi addosso “Balle spaziali”.

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