Ma esiste l’ “ermeneutica della contestazione”?

Non voglio privarvi del piacere della lettura di questo testo, pubblicato su “Voce Alessandrina” a firma Roberto Ricciardi, anticipandovi informazioni sull’autore e sui tempi della stesura. ve ne accorgerete da soli. La tesi è d’attualità, in concomitanza con il cinquantenario del “68” e con, a volte, la celebrazione della “contestazione”. Quella “un tanto al chilo” , che faceva tanto identità di gruppo, faticando – i giovani di allora – a crearsi identità forti e autorevoli. La “contestazione” fatta di spensieratezza, di viaggi a costi irrisori, di manifestazioni, di striscioni e volantini,  di lunghi “trip” non solo stradali, consapevoli di una sola cosa… Non essere e non voler essere “quelli di prima”. Chiaramente non fu solo questo.  E’ stata – la lunga fase di “ridiscussione” di assiomi figli della cultura tradizionalista del Secondo dopoguerra, favorendo , così,  un periodo di riflessione e di revisione  dei principi di fondo su cui si basa la moderna società dei consumi. Con il conseguente studio di economisti del calibro di Galbraith e Keynes, allora solitamente visti in relazione ai testi sacri della contestazione. primo fra tutti “Il Capitale” di Karl Marx. Libro, secondo il nostro prode Roberto Ricciardi, “fra i più citati in assoluto, ma fra i meno letti con attenzione“. Insomma una critica netta alla “fuffa” che stava ammorbando con promesse utopiche e volutamente sgangherate (vi ricorda qualcosa….?) , il mondo accademico sia scientifico che giuridico-letterario, andando ad intaccare, addirittura, gli stessi onnipossenti – almeno fino al periodo a cui facciamo riferimento – Ministeri.

Quindi, “Voce” pubblica questo documento (di cui diamo ampi stralci) suscitando un putiferio… Vediamo perchè.

Si comincia con un laconico: “e’ sempre stato sgradito il compito di chi si accinge a commemorare un defunto, bene o male che costui si sia comportato nella sua esistenza, dato che sempre è doveroso parlarne onorevolmente. Nel caso della contestazione studentesca sarà necessaria molta diplomazia onde evitare qualsiasi contrasto con gli orfani inconsolabili e gli eredi imbarazzati circa il modo di amministrare la gravosa eredità”.  Eresia, insulto…la sacra “contestazione”  considerata defunta e gli “utopisti” di cui sopra, considerati come “orfani” un po’ tonti. Ma andiamo avanti… “La contestazione ha spianato vie disagevoli e aperto prospettive impensabili nella società “repressiva”; adesso gli studenti contestatori hanno scoperto una nuova maniera di andare a scuola così come gli operai dell’automobile un nuovo modo di costruire vetture e autocarri. Non sono più gli studenti ad andare verso la scuola, ma la scuola in direzione degli studenti dopo essersi spogliata del suo antiquato fardello di nozioni e della sua vernice accademica; la cultura è finalmente a portata di tutti e non solo dei figli dei padroni”. Parole irridenti e immediatamente anteposte alla stilettata più fredda: “Si potrebbe continuare su questo tono per molte pagine col rischio di essere presi sul serio. In realtà il problema posto dalla contestazione non rappresenta che la degenerazione di un criterio interpretativo o, come va di moda oggi, “ermeneutico. E qui ci si allarga sulle terminologie specifiche, su “registri” e “codici” che hanno connotato una generazione e da cui non era facile distanziarsi. Lo fecero Pier Paolo Pasolini , Enzo Biagi e pochi altri. Andarono controcorrente, preferendo il poliziotto delle campagne del sud al pariolino improvvisamente politicizzato…E scrivendolo a chiare lettere. Ce ne fossero oggi di personaggi così. Ma torniamo a noi. Sostanzialmente con fendenti degni di Pasolini e Biagi: “Non basta una generica vocazione populista e rivoluzionaria a risolvere i problemi della scuola e, soprattutto, non era sufficiente il ripudio dei valori della scuola “borghese”; soprattutto cominciava a serpeggiare l’impressione che i nuovi valori sostitutivie  non meglio precisati sarebbero stati migliori.”  Vale a dire, per essere ancora più chiari e quasi noiosi, che cominciavano ad esserci giovani e meno giovani, donne e uomini, operai, studenti, impiegati, professionisti, professori, agricoltori eccetera che….cominciavano a chiedersi cosa stessero facendo …e questo ce lo dice sempre Ricciardi…il “quando”…a tra poco. Il professore del Liceo Classico alessandrino “Giovanni Plana” (almeno un elemento di suspence è sciolto) non si fermava a considerazioni generiche ma contestava, e duramente, quello che sentiva come un processo di disgregazione, semplificatorio al limite della superficialità.  “Eliminare dalle scuole i contenuti della civiltà occidentale significa distruggere la scuola e la civiltà: recuperare questi valori con fatica e sacrificio significa non solo rinsanguare la nostra civiltà, ma giungere alla scoperta e all’acquisizione di noi stessi. Oggi molti rifiutano di ritenersi figli della radio-televisione e di riconoscersi nei programmi e nel gergo sciatto e convenzionale (oltre che falso) dei cronisti televisivi e degli uomini politici; si respingono con fermezza sia le contorsioni verbali di “Carosello” che gli acrobatismi delle varie “Tribune politiche”: l’uomo della strada non vuole correre il rischio di confondere i vari “equilibri” politici – arretrati o avanzati (1) che siano – con una legge di fisica. La fumosità e il pressapochismo dei vari gerghi speciali e la rubrica “Che tempo fa” fanno presa soltanto sui pigri che ritengono la critica individuale una fatica troppo impegnativa; i giovani invece riscoprono la vera cultura nel contatto con i testi non ancora distorti dal superficiale sociologismo e dalla pretenziosa “ermeneutica” della contestazione.”  Pertanto, in contrasto, guerra alla pigrizia, impegno, attenzione – quasi religiosa – ai testi. Capacità critica e capacità di sintesi. Infatti, sempre secondo Ricciardi,  “nello stesso tempo si è fatta giustizia di tanti mentori e balie del dissenso sistematico, per i quali uno svolgimento sgrammaticato è il sintomo di una “tensione di classe”. Il più delle volte rappresenta l’alibi di uno scolaro asino. La fobia del nozionismo ha coinvolto anche il ministero della Pubblica istruzione che raccomanda ai commissari di esame di evitare domande troppo precise, e anche Gianni Pasquarelli (2) che nei suoi  rattristanti soliloqui televisivi esorta a non insistere su domanda.quiz (sic) mentre trapassa con disinvoltura dall’economia alla scuola e cerca di vincere gli sbadigli con una serie stucchevole di domande e risposte.”  Per poi concludere, sconsolato… Resta da indagare se per i furibondi attacchi che provengono da ogni parte, la cultura della società “borghese” sia compromessa, e se sia realmente antiquata e repressiva. Vi sono 2.500 anni di storia che parlano in suo favore, l’interezza di una esperienza irripetibile e mi si consenta, privilegiata; la coscienza di assurgere all’aristocrazia del sapere mediante il proprio lavoro individuale e l’umiltà nell’approccio con i risultati di generazioni di pensatori e scienziati. “.  Attenzione a queste ultime frasi, scritte a fine 1971, già anticipate in interventi tenuti all’interno delle mura scolastiche, e poi pubblicate il 25 febbraio 1972, in un periodo ancora ritenuto da molti “fortemente influenzato dalle lotte popolari e dalle giuste contestazioni della Scuola di Classe” (3) ma che, evidentemente, cominciava a scolorirsi. Saranno poi i colpi della “strategia della tensione”,  fortissimi tra il 1970 e il 1980, strettamente collegati alla politica degli “opposti estremismi” e a manovre di uno Stato parallelo di cui si saprà molto dopo, a dare la mazzata finale. L’anelito di rinnovamento, le grandi masse (veramente “grandi masse” con manifestazioni in più città italiane di centomila e più persone) in perenne funzione di pressione di un potere politico insensibile, il “picco” raggiunto dalle varie formazioni di sinistra (non di centrosinistra, proprio di “sinistra”) nelle elezioni politiche del 1976, andranno lentamente spegnendosi. Ci sarà un doppio colpo di coda ad inizio anni Ottanta, con due grandiose, di più di un milione di persone, manifestazioni. Si era nella fase di maggior tensione fra USA e URSS, ancora con gli sprazzi di luce lasciati dalla vittoriosa guerra del VietNam (per i Nord Vietnamiti aiutati da Cina e URSS) e dalla nuova guerra in Afghanistan, con i “partigiani mujaheddin locali, sostenuti dalle potenze occidentali e dai potentati arabi contro il Cremlino. Rischi altissimi di conflitto nucleare e, quindi, rilancio delle parole d’ordine di un tempo. “No alla guerra”,  intervento pacificatore dell’ONU, del Vaticano, richiesta di negoziati risolutivi dei conflitti. Nuove utopie portate avanti dalle stesse donne e dagli stessi uomini con qualche anno in più, con pancette e calvizie incipienti. Un mondo che pareva cristallizzato anche nei simboli: di qui i buoni (noi), di là i “cattivi”, la polizia, le autorità, lo Stato repressivo. Praticamente lo stilema classico già incontrato nella Berkeley University di inizio anni Sessanta e poi ripreso per anni e in diversi luoghi. A mettere le cose a posto, oltre che il tempo – inesorabile nel suo passaggio – saranno le scelte vaticane con un Vescovo polacco indicato come nuovo papa. Un enorme schjaffo ai fondamenti della “guerra fredda” e, soprattutto, un incentivo allo sfaldamento – già avviato – dei regimi del socialismo reale, URSS compresa. Roberto Ricciardi, professore di Liceo nel 1972, aveva visto lungo. “Il lago, lentamente, tornerà ai suoi equilibri e delle increspature precedenti…si tenderà a perdere persino la memoria dei fatti, rilevanti – o meno – che siano” (4). 

.1. Il termine “equilibri avanzati” era da poco entrato nell’etimologia della politica italiana, facendo riferimento a possibili nuove convergenze ai margini della fortezza democristiana.

.2.  Gianni Pasquaelli 1928-2918. (…) Capo dell’Ufficio Stampa del ministro della Riforma della Pubblica Amministrazione Giuseppe Medici dal 1962 al 1963 nel IV Governo Fanfani, assunto in Rai dove commenta dal 1965 al 1973 gli avvenimenti economici e sindacali nel Telegiornale. In via eccezionale, è proprio lui ad annunciare la notizia della morte dell’attrice Anna Magnani all’inizio del TG della sera del 26 settembre 1973. Lasciata la Rai, è chiamato alla direzione del «Popolo» (1974-1975), organo ufficiale della Democrazia Cristiana.

.3. Reminescenze personali di un diciassettenne (io) alle prese con relatori improvvisati (in quel caso gli studenti Jammilio e Montessoro) in ancora più improvvisate e strane assemblee scolastiche, nell’allora Istituto Magistrale “Diodata Roero Saluzzo” di Alessandria..

.4.  Il Professor Roberto Ricciardi, originario di Alessandria in Piemonte, già docente di lettere latine e greche e Preside nei Licei Classici fino al 1986, ha studiato a Firenze, avendo come maestri i Professori Alessandro Ronconi e Alessandro Perosa. Si è laureato con una tesi di ricerca sul commento inedito di Angelo Poliziano alle Bucoliche di Virgilio. Ha al suo attivo pubblicazioni su riviste scientifiche, classiche e umanistiche. Insieme alla Dsa Lucia Cesarini Martinelli ha pubblicato il commento inedito di Angelo Poliziano alle Satire di Persio. Ha inoltre compilato una ventina di voci del Dizionario biografico degli Italiani relative a esponenti dell’Umanesimo italiano. Nel campo dell’editoria scolastica ha pubblicato presso l’editore Paravia di Torino un libro di versioni greche per il triennio (Forme di prosa ellenica), un’antologia latina per il biennio (Il volto di Roma), in collaborazione con altri un’antologia latina per il triennio dei Licei Scientifici, ha collaborato inoltre alla redazione del dizionario latino Nomen. Per l’editore Zanichelli ha pubblicato un testo di versioni greche per il biennio dei Licei Classici. Ha pubblicato un’edizione critica, con commento e traduzione, degli Statuti di Masio (AL).

Nel 2004, raccogliendo un invito del Dr, Elio Corti , ha collaborato con lui nella revisione della traduzione e nella ricerca delle fonti latine e greche citate nella sezione riguardante “Il pollo” contenuta nel II volume dell’Ornitologia del medico bolognese Ulisse Aldrovandi e dell’equivalente testo del medico zurighese Conrad Gessner. Muore nel 2016 a 75 anni.

 

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