Europa. Un voto per consolidare l’unità dell’Unione Europea, lo “Stato di Diritto” e la Democrazia

Durante una Conferenza svoltasi a Tokyo nel 1972, un saggio giapponese, rivolgendosi agli stranieri disse: “Siete stati voi a venire a cercarci qui. Noi prima non eravamo venuti in Europa o in America. Tuttavia anche noi sapevamo navigare e attraversare i mari. Ma di andare a cercare altrove, questo non ci importava affatto!” Si ascoltano osservazioni analoghe da parte dei cinesi, i cui imperi raramente sono usciti dal loro ambiente, e assolutamente non dopo il XIV secolo.

Questa straordinaria curiosità, questa sete del nuovo e dell’esotico sono rimasti a lungo una prerogativa dell’Europa occidentale. Con la sua azione millenaria l’Europa, mediterranea prima, occidentale poi, si configurò come un ampio crocevia di relazioni, di reti di scambio e di comunicazione di molte e diverse parti del mondo. Gli europei non hanno accettato il “mondo finito”. Essi vogliono sempre estendere la dimensione spaziale, in tutti i sensi, per ottenere più mezzi, più libertà e più uguaglianza, migliorando così il destino umano. La crisi odierna, potremmo dire lo smarrimento da parte dell’Europa occidentale, della sicurezza, della fede nel suo operato, dimostrano che ancora una volta essa cerca nuove strade. E’ questa curiosità di spirito, questa vocazione all’avventura che si vuole perseguire migliorando l’ambiente e gli individui in questo mondo, è un atteggiamento che permane insito negli europei e che sta alla base dell’identità di questa notevole parte del mondo.

Le qualità dell’Europa: 1) possiede una popolazione istruita dove gli abitanti alfabetizzati sfiorano il 100%; 2) una popolazione sana. Al momento della nascita la maggior parte degli europei può sperare in una vita che duri oltre gli 80 anni, 3) una popolazione ben nutrita, La quantità media di calorie assunte dagli europei è di gran lunga superiore alla media mondiale; 4) tasso di natalità e mortalità di gran lunga inferiore alla media  mondiale; 5) il reddito nazionale pro capite molto al di sopra della media mondiale; 6) una popolazione prevalentemente urbana; 7) un’economia orientata verso l’industria. Nell’Unione Europea gli addetti all’agricoltura oscillano tra il 4 e l’8%; 8) un’agricoltura rivolta al mercato; 9) un eccellente sistema di trasporti. Per non parlare delle” grandi idee degli europei “ che è la democrazia, figlia della Grecia classica che ha portato all’affermazione di sistemi di governo basati su Carte Costituzionali, che garantiscono lo “Stato di diritto”, regolati da Parlamenti eletti sulla base di sistemi elettorali democratici. Stati che nel corso del dopoguerra sono riusciti a costruire un sistema di “Stato sociale”: dalla scuola alla sanità, estesi a tutti su basi universali.

Tutte queste qualità conferiscono all’Europa una propria centralità, peculiarità ed attrazione anche per il mondo esterno soprattutto per popolazioni povere e arretrate costrette a vivere nei loro paesi in condizione di sfruttamento e di miseria. Di qui la molla che anima il dramma migratorio che come europei e come italiani stiamo vivendo. Il problema provoca forme di rigetto e di preoccupazione da parte delle nostre popolazioni. Esso va sicuramente regolamentato sia in termini contingenti che di prospettiva con programmi speciali di intervento verso quei paesi in cui la migrazione ha origine. L’Europa, un continente con una popolazione che tende ad invecchiare ha bisogno della forza lavoro degli immigrati. C’è ne rendiamo conto tutti osservando il colore della pelle delle badanti che lavorano nelle nostre case, i lavoratori che operano nelle nostre fabbriche e nelle nostre officine, nei cantieri edili e nei lavori di manutenzione stradali.  Di fronte al dramma dell’immigrazione, i paesi cosi detti “sovranisti” hanno rifiutato ogni proposta solidaristica proveniente dall’Unione Europea, rispondendo con la chiusura delle proprie frontiere, con l’innalzamento di muri e stendendo chilometri si filo spinato lungo i propri confini.

I loro leader fanno leva sulla preoccupazione e sulla paura che serpeggia tra l’opinione pubblica per riportare indietro le lancette della storia. Ecco allora riaffiorare linguaggi, provocazione e forme di intimidazione e di violenza in uso durante il ventennio fascista che vanno assolutamente respinti con un voto netto a favore dei partiti e delle forze autenticamente europeiste e democratiche.

Nel corso della storia il “bene – dicono i cattolici – ha sempre prevalso sul male”, il voto di domenica 26 maggio è un’occasione per andare a votare e far prevaler il “Bene sul Male”.

 

 

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