Francesco da Assisi. Storia, arte, mito, a cura di M. Benedetti e T. Subini, Carocci

Francesco da Assisi, chi era costui?

La domanda, di primo acchito, può sembrare futile e la risposta alquanto scontata. Verrà infatti spontaneo a chiunque replicare: si tratta del santo per eccellenza, del Patrono d’Italia, del Poverello d’Assisi che conoscono persino i bambini più piccoli e la cui  tomba è meta di un continuo pellegrinaggio da parte di circa un milione di devoti e/o ammiratori ogni anno. Verissimo; ciononostante la questione non è poi così scontata, giacché una cosa è parlare del santo, un’altra dell’uomo (o del frate) Francesco. In altri termini: una cosa è rimanere all’interno del mito che lungo i secoli ha fatto di questo religioso medioevale una figura esemplare/edificante, un’altra cercar di prendere le distanze da ogni agiografia per comprendere l’originale vitalità d’una vicenda umanissima, calata all’interno di un’epoca culturale molto distante/diversa dalla nostra.

Per la seconda scelta hanno optato Maria Benedetti e Tomaso Subini, i curatori del saggio a più voci intitolato giusto: Francesco da Assisi. Storia, arte, mito (pubblicato da Carocci editore), al fine di meglio far comprendere ai lettori la problematica, complessa e pluri-stratificata eredità di una proposta cristiana alla sequela dell’insegnamento evangelico ‒ che è stata in grado di oltrepassare ampiamente lo spazio della nota cittadina umbra e il tempo del medioevo ‒, operando una chiara distinzione tra Francesco in sé e san Francesco per noi.

Una opzione analitica, accennavo sopra, che si è tradotta in un’indagine o libro-ponte tra passato e presente, mediante l’impiego di molteplici ottiche interpretative (filosofia, arte, cinema, musica, teatro, letteratura e persino psichiatria), prendendo le mosse però da un imprescindibile punto di partenza: le fonti del XIII e XIV secolo. Tutto ciò nell’encomiabile tentativo di chiarire le differenze non certo marginali ‒ ed al contempo le contaminazioni ‒ fra biografia e agiografia, fra lo scrivere intorno a una vita mondana/terrena e lo scrivere intorno ad una vita all’insegna della cosiddetta santità/sacertà.

Poco tempo dopo la scomparsa di Francesco (1226), infatti, iniziano ben presto ad evidenziarsi gli intenti rievocativi/commemorativi della sua figura, i quali spostano tuttavia l’attenzione dal fraticello al beato, anche a causa della repentina canonizzazione, avvenuta a neppure due anni dalla morte. Vengono così sempre più privilegiate le leggende intorno a san Francesco piuttosto degli scritti di Francesco (vedi, ad esempio, il Testamento o la chartula di Assisi).

Peggio ancora, già nel 1266 ‒ ci rammentano i curatori del libro ‒ il capitolo generale dell’Ordine prescrisse: “la distruzione di tutte le testimonianze scritte su Francesco, a favore dell’«inevitabile dominio» culturale della Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio scritta nel 1263 da ministro generale e poi primo frate Minore cardinaleˮ.

Inizia così a prender forma una vera e propria metamorfosi del personaggio, tesa a normalizzarlo/utilizzarlo per fini di parte. Una metamorfosi destinata a perdurare anche nella modernità e nella contemporaneità, giacché pure nel XX e XXI secolo Francesco viene spesso colto da visuali (soprattutto letteraria, artistica e cinematografica) che tendono a far di lui appunto un personaggio, un simbolo, una figura allegorica. Vedasi anche solo come è stato visto in chiave politica il Poverello d’Assisi da parte di Pasolini, o in chiave cultuale, come lo hanno ritratto lungo i secoli raffigurazioni celebrative interessate ad un certo tipo di santità ortodossa.

Rimane dunque aperta domanda provocatoria espressa all’inizio mio intervento: chi era davvero Francesco da Assisi? Interrogativo a cui non è certo facile rispondere, ma in merito a cui hanno comunque articolato inedite, apprezzabili e/o interessanti opinioni/considerazioni un po’ tutti coloro i quali sono intervenuti  in questo saggio comprendente 23 contributi. Autori senz’altro degni di nota ma che, com’è ovvio, non è possibile qui elencare.

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