Matteo Renzi esce dal P.D. La Parabola del Ciclone

Verrebbe da dire che non tutti i mali vengono per nuocere.

Tutto il personaggio è, da sempre, intriso di un “narcisismo” senza limiti. Dal modo come ha liquidato Enrico Letta, alla rottamazione e asfaltatura, come lo chiamava lui, dello storico gruppo dirigente, non solo di estrazione PCI come D’Alema, Bersani, Epifani ecc., ma anche quelli di provenienza cattolica come appunto Romano Prodi, Enrico Letta, Rosy Bindi, ecc. Ha rotto con la C.G.I.L. e i sindacati in generale; con le organizzazioni del così detto, ceto medio: gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, il mondo accademico, e quello della scuola. Queste rotture hanno determinato la sconfitta referendaria del 2016 sulla riforma costituzionale al cui esito aveva legato la continuità del proprio governo: “Se perdo mi dimetto”. Ha perso. 60% NO e 40% SI.

Renzi non ha mai digerito quella sconfitta, era convinto che quel 40% fosse nella sua disponibilità politica e personale. In realtà alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 il PD ha registrato il più marcato tracollo elettorale, meno del 18%. Elezioni per le quali si era premurato di collocare nei collegi più sicuri e blindati gli amici del cosi detto “Giglio Magico” che oggi,  dominano i gruppi parlamentari del P D.

Dopo la seconda sconfitta elettorale, ha dato le dimissioni da Segretario, tenendo però in sospeso la nomina del nuovo leader per oltre un anno, nella convinzione che tutti gli corressero dietro per riconfermarlo.

Le primarie hanno, al contrario, eletto Nicola Zingaretti nuovo Segretario del PD con circa l’Ottanta per cento, su oltre un milione e mezzo di votanti.

Renzi ha continuato a scalpitare, prima scagliandosi contro ogni ipotesi di alleanza con i Grillini, salvo dopo 14 mesi, cambiare idea e sostenere l’esatto contrario, vale a dire un’alleanza di governo con il M5Stelle che ha portato, al varo del governo “Giallo- Rosso”. Infine l’annuncio di uscire dal P.D., dar vita a gruppi parlamentari separati e a un nuovo soggetto politico denominato “Italia Viva”. Non sarà contro il PD e nemmeno contro il Governo Conte che deve durare fino a fine legislatura – dice – ma bensì contro Salvini, Combatterà Salvini e la sua politica di estrema destra in tutte le piazze, nelle fabbriche e nei dibattiti televisivi. Tutte cose che poteva fare anche restando nel PD. E allora perche è uscito?

E’ uscito perche vuole essere protagonista a tutti i costi della scena politica nazionale. Prima viene lui e dopo il Partito e tutto il resto.

Questa concezione della politica concepita come leader assoluto: “ Un uomo solo al comando” l’abbiamo già sperimentata ed ha dato esiti negativi, inoltre è già presente nell’altro Matteo che Renzi si sta armando per combatterlo direttamente. In realtà questa improvvisa e marcata vocazione contro Salvini, con tutta probabilità, nasconde un disegno più ambizioso tipico del personaggio: nel caso in cui la riforma della legge elettorale approdasse verso un sistema maggioritario, anziché proporzionale come previsto dall’accordo di governo, nello scontro elettorale i candidati dei rispettivi schieramenti verrebbero ad assumere un ruolo determinante, in quel caso Renzi pensa di costituire il naturale riferimento dello schieramento liberal-democratico da contrapporre alla destra reazionaria e populista capitanata da Salvini.

Noi sappiamo che la stabilità politica dei governi è data dal sostegno e dalla presenza di partiti seri ad autorevoli, gestiti democraticamente, all’interno dei quali prevalga la collegialità e non la gestione solitaria di un uomo solo al comando. Partiti in grado di ascoltare la società e di proporre soluzioni condivise ai vari problemi. Partiti in grado di assolvere una funziona anche formativa e pedagogica nell’ambito della società, in grado di far prevalere i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e dell’attitudine ai doveri nel lavoro e nello studio. Dobbiamo costruire una società migliore in cui poter vivere in una corretta competizione per migliorarla continuamente, ma anche in una serena armonia. Questo è il futuro a cui aspiriamo.

                                                    Alfio Brina

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